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sabato 17 luglio 2010

Serate concertistiche

Due serate musicali. Giovedì sera è stato il turno dell'Afrakà, il festival di Afragola (a margine, non pensavo fosse così brutta, chiedo scusa agli eventuali lettori afragolesi. Tra l'altro siamo finiti in un rione popolare che andrebbe fatto vedere a un po' di gente. Poi si chiedono come è possibile recuperare socialmente certe zone, andate a vivere là e ne parliamo...).
Andiamo per T.M. Stevens, bassista idolo di mio fratello, che quando vede qualcuno slappare impazzisce. Già visto un paio d'anni fa a Teano, ci ha conquistato come tutti quelli che si divertono da matti quando suonano.
Prima di lui, però, tocca al Marco Mendoza trio. Non lo conoscevo, e sto Mendoza è uno che ha suonato con mezzo mondo, dai Thin Lizzy a Dolores O'Riordan. Se la cava, è un frontman nato, canta bene, fa una gran versione di Higher Ground. E inoltre è circondato da musicisti cazzutissimi, tra tutti Andrea Braido che ha una signora carriera come turnista. Purtroppo in Italia se sei un fenomeno ti tocca comunque fare da chitarrista ai vari Vasco Rossi, Laura Pausini, Eros Ramazzotti. Ma parliamo di un vero fenomeno.
T.M. arriva in chiusura di serata, e dovrà fare pochi pezzi causa chiusura obbligata a mezzanotte. Inizia con I'm a Believer, il pezzo che nel concerto precedente gli era stato chiesto come bis da mio fratello ("You push me, man!"). Poi sente uno del pubblico che chiede Raw Like Sushi e, forse felice perché qualcuno conosce i suoi pezzi, la esegue. Di voce ce n'è pochina, ma lo slappatore folle è in forma. Solita tunicona africana ("Afrikà, Afrakà!"), basso giallo/rosso/verde con un leone stampato su, e soprattutto al posto della tastiera ci sono delle luci (sempre giallo/rosso/verdi)!
Solito coinvolgimento del pubblico al grido di "Shake your culo", gente sul palco, security che cerca di farli scendere e T.M. che spiega che li vuole su... un bel casino!

Il giorno dopo, nonostante un po' di scetticismo, andiamo al museo Madre. C'è Dweezil Zappa, "il figlio del Genio" come titola Repubblica, che suona i pezzi del padre. Cazzo, ed ero scettico.
Concertissimo! Musicisti bravi bravi (il batterista era Vlade Divac), pezzi suonati egregiamente. Dweezil sul palco si comporta come il padre, sorriso sornione, ottimi assoli, controllo della situazione. A sorpresa sale sul palco anche Massimo Bassoli, colui che ha dato vita a "Tengo una minchia tanta". Il delirio si raggiunge con Peaches en Regalia e I'm the Slime.
Soddisfazione. Avendo rubato la scaletta (con tanto di autografo, Dweezil disponibilissimo s'è messo a dare la mano a tutti) la riporto.

Purple Lagoon
Stinkfoot
Montana
Easy Meat
Daddy Daddy Daddy
What Kind Of Girl Do You Think We Are?
T'Mershi Duween
Inca Roads
Blessed Relief
The Blue Light
Pick Me I'm Clean
The Little House I Used To Live In
Latex Solar Beef/Willie The Pimp/Drum Solo
Apostrophe
Don't Eat The Yellow Snow
Keep It Greasehy
Big Swifty
Cosmik Debris

Peaches En Regalia
I'm The Slime

lunedì 28 giugno 2010

London

Resto dell'idea che Londra sia la città migliore dove vivere, se hai una discreta somma di denaro. Affollata ma non caotica, con tanti spazi verdi, un discreto cocktail di culture, birra a costi contenuti... ci sono degli scorci di Kensington e di Chelsea che istigano alla vincita al Superenalotto. Come se ce ne fosse bisogno.

Tra l'altro la città è in netta trasformazione, causa avvicinarsi delle Olimpiadi. Cantieri ovunque per strada, Houses of Parliament e Piccadilly Circus in rifacimento...

Tre giorni sono pochi, in quella città. Ed è la seconda volta consecutiva che mi trovo a starci così poco e pensare "la prossima volta resto almeno una settimana..." Ma l'assaggino è andato alla perfezione. Ringraziando innanzitutto EasyJet, che ha pensato bene di mandare l'email con la notifica della cancellazione del volo il venerdì mattina alle 9, con partenza prevista per le 11. Fortunatamente la sera prima avevamo aperto il sito e c'era apparsa la notizia. Il tempo di comprare un biglietto con la British, a prezzi relativaente contenuti per fortuna, ed eravamo già in auto verso l'aeroporto. Mezza giornata in più là, meglio così.

Ad Hyde Park bella atmosfera per l'Hard Rock Calling. Arriviamo mentre suonano gli Hives, ma penso a tutt'altro. Ci accampiamo sul prato in attesa di Ben Harper, con il Relentless 7. C'è curiosità, nonostante il calo di ispirazione degli ultimi anni questo nuovo progetto non mi è dispiaciuto. Invece, complice anche settaggi audio bruttini, il set non è dei migliori. Senza voler fare paragoni con gli Innocent Criminals, il gruppo non sembra avere un minimo di carisma. E l'impressione, almeno per quella sera, è che Harper si sia un po' sputtanato la voce.
Sale anche Eddie Vedder per una cover di Under Pressure, ma i risultati sono rivedibili.

I Pearl Jam invece sono in gran forma. Tirano fuori una setlist da festival, di quelle cazzute, con tanti pezzi tirati in avvio. Mi regalano, finalmente, Nothingman. Vedder ricorda i 10 anni dalla tragedia di Roskilde, è quasi ossessivo nel ricordare al pubblico di stare attenti, di fare due passi indietro, di controllare il proprio vicino. Visto che attorno ci sono ragazze che non vedono l'ora di mostrare le tette al maxischermo, noi controlliamo con piacere i vicini (questa la pagherò cara...)
L'atmosfera è incredibile. Tantissime persone che cantano, ballano, bevono, lanciano bottiglie e rotoli di carta igienica. Mi sembra che la band ne tragga energia, Eddie spiega che c'è il coprifuoco, ma loro hanno voglia di fare casino, anche se la Regina deve andare a letto presto.

Si esce da Hyde Park felici. E' una di quelle serate che vale la pena aver vissuto.

giovedì 1 aprile 2010

Savoir faire norvegese

Il primo impatto con Terje Nordgarden lo abbiamo appena entrati nel locale. E' a un tavolo, sta mangiando un piatto stracolmo di roba tanto che mi chiedo come farà a non ruttare una volta al microfono. Guarda un po' l'Inter, parla in italiano perfetto di calcio e di politica, esulta al bel gol di Milito.
Il secondo impatto ce l'ho quando spalanco la porta del bagno e me lo trovo seduto in uno dei momenti di maggiore intimità per un uomo. Chiudo frettolosamente e me ne torno di là.
La scena è decisamente comoda: dei divanetti tipo puff dove stravaccarsi. Di fronte a noi, un microfono, una telecaster, una loop machine e un pianoforte al quale si siederà solo una volta ("faccio cagare") per suonare un pezzo nuovo. Ecco, i pezzi nuovi. Chiede subito scusa per non essere lì con un disco più recente (The Path Of Love è del 2008), ma non è ancora pronto. Promette di tornare in autunno e di suonare qualcosa di inedito.
Fa un gran lavoro nel costruirsi le basi con la loop machine, si diverte a suonare e lo fa pure bene. La voce è splendida, tanto che preferisco quando si allontana dal microfono. Ogni tanto coinvolge il pubblico, che apprezza. Dedica Stay Away "al vostro duce, il dittatore Berlusconi", ripropone i pezzi dell'ottimo The Path of Love, tra cui la cover di "The Night" dei Morphine. Prima di suonarla spiega di chi è il pezzo, e mi stupisco di vedere come solo io e la mia ragazza accenniamo a una reazione di entusiasmo al nome di Mark Sandman. Pubblico indiesnob dei miei coglioni, conosci un cantautore norvegese e poi manco sai chi sono i Morphine?
Dopo il concerto si ferma a parlare con un po' di noi, apprezza il fatto che conoscessimo e cantassimo alcune sue canzoni, prende un foglio dove ci fa scrivere le nostre email. Compriamo i dischi e ce li autografa senza che neanche glielo chiedessimo. Bravo e gentile.

sabato 27 marzo 2010

Quintorigo live @ Piano di Sorrento - 26/03/2010

Son passati parecchi anni dall'ultima volta che ho visto i Quintorigo. Son cambiate molte cose. Allora me li vidi in stampelle, De Leo aveva lasciato da poco il gruppo e c'era Luisa Cottifogli, brava ma non a suo agio.
Questa volta suonano a Piano di Sorrento, al Marianiello Jazz Caffè (ottimo il white russian, a proposito) e si presentano con il nuovo cantante Luca Sapio. Apre un gruppo di supporto che francamente ignoro. C'è una ragazza che si lamenta in una lingua a noi sconosciuta. Alla fine scopriremmo che son parole di sue invenzione, inserite là per la musicalità. Esperimento carino ma un po' pesante, considerato anche che il locale ci aveva accolto con il nuovo disco di Peter Gabriel che, con tutto il bene, è leggero come Platinette.
Tornando ai Quintorigo, il repertorio, lo dice il titolo dello spettacolo ("Le origini") è quello classico. E allora c'è curiosità.
Spesso è ingeneroso fare un confronto con il passato, specie in casi come quelli di De Leo, che con la sua voce era lo strumento aggiuntivo dei Quintorigo. Ma, allo stesso, tempo, sfuggire ai confronti è inutile, soprattutto se ti vengono serviti sul piatto d'argento.
I quattro musicisti son bravi, bravissimi. E su questo non c'eran dubbi. Sciorinano il meglio del repertorio, attingendo a piene mani da Rospo e Grigio. La prestazione di Sapio invece non convince, tranne che su alcuni brani (La nonna di Frederick lo portava al mare, Kristo sì, Highway Star), che più si adattano al suo modo di cantare un po' urlato e gracchiante. Il problema è che spesso l'impressione è quella di vedere un cantante che cerca di fare De Leo, non avendo però la sua capacità di cambiare ritmo e soprattutto registro più volte nel corso del pezzo. Purtroppo ne risentono pezzi come Grigio ed Heroes, che comunque non è che sian facili facili da cantare.

mercoledì 24 febbraio 2010

Still here dancin' with the GrooGrux King

Doverosa premessa: adoro la Dave Matthews Band, la ascolto da una dozzina d'anni e da allora ogni volta (quindi poche) che ha fatto capolino da queste parti, cerco di andarci. Mi persi il concerto di Lucca dello scorso anno, ma all'attivo ho lo show di Bruxelles e poi i primi timidi contatti di Dave con il nostro continente (Londra da solo e Milano con Tim Reynolds). Altra premessa: non amo i dischi nuovi. Il penultimo fa cagare, e non credo di stare esagerando. Il nuovo ha qualche bel momento, diciamo che sfiora la sufficienza, ma insomma, sono consapevole che il percorso che la band ha intrapreso non mi soddisfa a pieno, e pazienza. Ciò non toglie che dal vivo siano sempre uno spettacolo, con concerti che durano almeno due ore e mezza, grandi musicisti che fanno quel che sanno fare meglio, e lo fanno divertendosi.
Ora, dando un'occhiata alle scalette di questo tour europeo, prima del concerto di Roma avevo un po' di preoccupazioni: la pessima acustica del PalaLottomatica e l'abnorme quantità di canzoni nuove che stavano inserendo in scaletta.
Per quanto riguarda il primo punto sono riuscito a risolvere il tutto buttandomi in ultima fila, appoggiato alle transenne del mixer. Non ho potuto fare esperimenti con il gruppo di supporto perché quando sono arrivato quando gli Alberta Cross avevano già finito, e quindi mi sono fidato della (scarsa) esperienza concertistica. Ogni tanto spariva il violino, la voce a volte aveva un po' di riverbero, ma bene o male si era trovato un buon compromesso.
Compromesso che è invece venuto a mancare con i pezzi di nuovi, ma vabbè. Alla fine è il tour di promozione del disco, certo. Però parliamo di 8 canzoni (sulle 12 totali) del nuovo album. E considerando che non è che la band passi da queste parti ogni giorno, che puoi dire "vabbè, almeno quel classicone l'ho già sentito sei mesi fa". Detto questo, la cosa che mi ha lasciato perplesso sul momento è stata la disposizione della scaletta, anche se alla fine non è stato del tutto un male che sia stato così.
Mi spiego meglio: lì per lì non mi è piaciuta la scelta di iniziare il concerto con quattro pezzi nuovi, metterci una Warehouse in mezzo tanto per far vedere, e poi piazzarcene un altro del nuovo album e infine You Might Die Trying che invece è di quella ciofeca del disco precedente. Potrete immaginare il mio smarrimento, tanto che ho mandato uno sconfortato sms a Marcello.
Insomma, la prima oretta di concerto mi ha lasciato un po' così: Lying in the hands of God è uno dei pezzi che su disco mi piacciono meno e invece mi ha impressionato favorevolmente, anche se sinceramente come opener non ha una gran presa. Delle nuove bene Funny the way it is e Why I Am. Shake me like a monkey molto meglio su disco. Le altre da bruciare.
Dopodichè finalmente abbiamo iniziato a scaldarci, prima con la cover di The maker di Daniel Lanois e poi con Don't drink the water. Da lì via con una discreta serie di chicche (Crash into me, e vabbè, Crush, inaspettate Grey Street e Jimi Thing in chiusura, un'eccezionale Two Step a concludere invece il set "base").
Band in gran forma, ottimo Jeff Coffin che non avevo mai sentito dal vivo, bene Tim Reynolds che a quanto pare ha lasciato il "Nintendo set" a Milano.
Certo, se vado a vedere la scaletta di Bruxelles 2007 il confronto non regge, ma alla fine è valsa la pena. E allora torno al discorso di prima. Forse è stato un bene levarsi subito il dente dei pezzi nuovi, e uscire con le emozioni di un'intensissima due terzi di concerto.

sabato 4 ottobre 2008

Cult of personality


Che vogliamo dire del concerto dei Living Colour di ieri sera a Roma? Prima fila conquistata senza fatica, settaggio audio fatto coi piedi, la voce di Glover non si sentiva per nulla. Dopo Middle Man riusciamo a far capire ai ragazzi la situazione. Siamo a mezzo metro da Vernon Reid, a confesso che ci sono momenti in cui mi distraggo dalle canzoni per seguire le sue dita. Incredibile. La sezione ritmica è massiccia, Wimbish suona il suo basso in trance, Calhoun è una macchina. La cosa più evidente è che i ragazzi non solo sanno suonare, ma si divertono da matti. Qualche sketch, un discorsetto pro-Obama, ma soprattutto ottima musica. Delirio finale, con Wimbish che sale sul poggiatransenne davanti a noi. Vede che ho la macchina fotografica e si mette a farmi le smorfie in camera. Epico.

domenica 13 luglio 2008

Sole islandese

Arriviamo all'auditorium che i Sigur Ros stanno facendo il soundcheck. Questa volta, al contrario del concerto del 2003 sempre alla Cavea dell'Auditorium, Jonsi non è al bar e quindi non possiamo salutarlo. Ci accomodiamo e ascoltiamo un paio di pezzi, poi inganniamo l'attesa visitando la struttre. Apre Helgi Jonsson (grazie ad ale per il nome, io non ci avevo capito un cazzo), che suonerà il trombone durante il concerto. Si presenta con la chitarra acustica, sembra Beck ma dalla voce mi aspetto da un momento all'altro una cover di Jeff Buckley. Non arriva ma piace assai e con la sua timidezza conquista il pubblico. Sono in un'ottima posizione, confido di fare qualche foto ma alla fine le due ore di concerto saranno quasi tutte in penombra, con uno dei pochi fari a potenza piena sparato quasi in pieno viso. Pazienza. Spero aprano con Svenf-g-englar, ed eccola qua. Chiudo gli occhi e mi faccio trascinare in Islanda. Segue Glosoli e con mio zio concordiamo che a questo punto potremmo anche andarcene soddisfatti. Due splendide ore di concerto, il migliore dei tre che ho visto degli islandesi. Uno show diverso dai precedenti, sempre intenso ma di un'intensità diversa, dovuta anche al cambiamento di atmosfere degli ultimi due album, dai quali saccheggiano brani che riempiono la scaletta. Non è un caso, a mio avviso, che non suonino canzoni tratte da ( ), il loro disco più cupo. Popplagid esclusa, ovviamente, che ormai è la loro chiusura tradizionale. Atmosfere diverse, quindi. Se prima andavi a un concerto dei Sigur Ros e potevi sentire due ore di splendida musica che ti cullava dolcemente prendendoti al cuore, le cose sono cambiate. Ora invece la loro musica ti prende anche nelle gambe, il ritmo è più sostenuto, i toni sono più allegri. Certo, quando suonano i pezzi di Ágætis Byrjun la sensazione è sempre quella (il crescendo di Viõrar Vel Til Loftárasa...). Ma mai avrei pensato che una canzone dei Sigur Ros potesse farmi stampare in faccia un sorriso ebete durante l'esecuzione. E' il caso di Við spilum endalaust. E mai avrei immaginato di vedere Jonssi chiedere di alzarsi in piedi e battere tutti le mani. Non so dire cosa sia cambiato: loro sembrano sempre gli stessi, ad accompagnarli ora oltre alle affezionate Amiina c'è una sorta di Banda Osiris islandese tutta vestita di bianco che effettivamente contribuisce a rendere il clima un po' surreale. Forse la loro fase "invernale" è davvero finita, e i nuovi dischi simboleggiano davvero la primavera islandese. Ma se avete la possibilità andate a vederli dal vivo. In mancanza, cercate il video di un'esecuzione live di Gobbledigook e capirete, se già li avete visti, le differenze dagli show diversi, vedendo un pubblico impazzito battere le mani mentre dall'alto piovono coriandoli bianchi.

domenica 15 giugno 2008

Wake up


Sono circa le dieci quando il bellissimo stadio Braglia di Modena viene riempito dal suono di una sirena. Sul palco salgono quattro individui vestiti come i detenuti di Guantanamo, con tanto di sacchi di iuta in testa. I quattro imbracciano gli strumenti e, incappucciati, danno inizio a una potentissima Bombtrack. Seguirà un'irresistibile ora e mezza di musica.
Concerto fenomenale (e distruttivo, per quanto in tribuna di botte ne ho prese e date). Mi ha fatto impazzire De La Rocha, non lo facevo così in palla e così carismatico dal vivo. E poi ho rivisto tanti amici. Peccato solo che Modena sia tanto carina quanto morta, di sabato sera dopo mezzanotte.

sabato 8 marzo 2008

Human beat box

A John De Leo è bastato pochissimo per conquistarmi, è stato sufficiente fare come secondo pezzo una magnifica cover di Nothingness, pezzo dei Living Colour che in quel locale avremmo conosciuto sì e no in tre. Ma l'apice del concerto è stato probabilmente durante Bambino Marrone, quando ha iniziato a fare il dj suonando il clacson e girando la chiave di uno di quei giocattoli per bambini a forma di postazione di guida. Di sicuro non è un concerto facile per chi non conosce i pezzi, ma è difficile non rimanere comunque rapiti davanti ai loop vocal/strumentali di Spiega la vela. John lascia tutti a bocca aperta quando arriva a suonare l'armonica a bocca senza armonica, tanto che sono stato lì cinque minuti a chiedermi se lo strumento ci fosse o meno. Finisce con metà del locale che canta Nero Vivo, unico pezzo dei Quintorigo riproposto.
Vanno però dette un po' di cose negative, che però esulano da quanto proposto da De Leo. Innanzitutto, il costo spropositato. Ok i 15 euro del biglietto con tanto di consumazione, ma aggiungerci 10 euro di tessera Arci e 2 di guardaroba obbligatorio ti fanno un po' male al portafogli. Insomma, io a vedere sto concerto ci tenevo ma altrimenti col cazzo che mi avrebbero visto. Mi sarei anche comprato il cd, se non fosse che piangevo miseria. Altra cosa parte del pubblico, che ha pensato bene di chiacchierare anche durante le canzoni che necessitavano il massimo silenzio. Buon modo di buttare 30 euro, ma probabilmente erano distratti dalla proiezione in loop di "Cicciolina amore mio". Va bene che il locale (Mutiny, diciamolo affinchè la gente sappia) era un ex bordello, con tanto di lettini dove stravaccarsi, ma c'erano pure dei bambini. Vabbè, amen, spero di poterlo rivedere ma in un altro posto.

domenica 30 dicembre 2007

Sabato con concertino

Uno dei dischi del 2007 che più mi ha colpito è quello degli italiani "Il teatro degli orrori", davvero un bel lavoro. Ho atteso a lungo la loro data napoletana, prevista per metà novembre, e quindi potete immaginare la mia delusione quando l'hanno cancellata. Ieri sera suonavano a Salerno, e così ho chiamato a raccolta un paio di amici e siamo partiti.
Inizio concerto previsto per le 22, ma siamo consci che la cosa andrà per le lunghe visto che ci sono anche altri gruppi in cartellone. Trovato a fatica un parcheggio, ci avviamo verso il locale, ci informiamo sulla situazione e inganniamo l'attesa con un kebab.
Entriamo per le 22.30, e da quel momento perdo la cognizione del tempo. So che ne passiamo parecchio su un divanetto (di plastica, ma a sorpresa comodo) mentre si succedono vari soundcheck. Aprono i Flappers, fanno tre pezzi ma noi il culo non lo muoviamo ancora.
Quando tocca a I Pennelli di Vermeer ci avviciniamo un po'. Una sorta di prog dei poveri, suonano una cover di De Andrè. Niente di che ma chiudono con un bel pezzo con un giro di basso molto trascinante.
Lo show de Il teatro degli orrori inizia con rumori demoniaci. Capovilla si avvicina al microfono lentamente, lo afferra e dà il via a "Vita mia". Purtroppo le prime 3/4 canzoni le sentiremo malissimo a causa della pessima scelta della posizione. Dove siamo sistemati, infatti, la chitarra non si sente. Inoltre la voce di Capovilla è pesantemente distorta, ma si capisce presto che è un trucco per mascherare numerose imperfezioni, visto che si trova in condizioni pietose. Va fuori tempo, urta il bassista, barcolla vistosamente e nel furore delle canzoni finisce più di una volta addosso al pubblico, che un po' se lo tira già, un po' lo rimanda sul palco. Più volte cerca di catechizzare il pubblico a non farsi male, e mi chiedo quanto di vero e quanto di ipocrita ci sia nelle sue parole.
Su Carroarmato Rock ci spostiamo in zona mixer e finalmente si sente la chitarra. Da lì il concerto si rivela comunque gradevole perchè il muro di suono è notevole. Alla fine, sulla bella "Maria Maddalena", scompare anche la distorsione dal microfono e le cose vanno meglio. Ma ciò non toglie che le buone impressioni del disco siano state mitigate dal concerto di ieri.
Usciamo dal locale, guardo l'orologio e si son fatte le 3.10. Alle 4.30 mi butto sul letto.

giovedì 19 luglio 2007

Un'iniezione di Joy

Giovanni Allevi è un bambinone, già a vederlo in foto non gli daresti i 38 anni che ha, figurati quando lo vedi sul palco totalmente impacciato mentre cerca di presentare i suoi brani. Poi si siede al pianoforte e si trasforma totalmente, è concentratissimo, esegue pezzi complicati senza sbagliare una nota (ok, forse una sì. ma giusto una). E, tramite la sua musica e anche il suo modo di proporsi, riesce a trasmetterti quella gioia che si era prefissato di evidenziare. Magari forza un po' il personaggio, ma non può non conquistare il pubblico, che gli tributa due standing ovation. Lui ricambia con tre bis.
Insomma, un gran bel compositore e un signor musicista. Certo, mi ha fatto uno strano effetto vedere in un teatro (e che teatro, era la prima volta che andavo al San Carlo... ma visto il prezzo basso ho pensato ora o mai più) un clima da stadio, una ragazzina che per tutta la durata dei bis s'è messa a piangere e non la finiva più, tendendo la mano verso al palco. E allora mi è tornata alla mente una diatriba che avevo letto tra ultras di Allevi e denigratori, e mi sono ricordato che spesso certi artisti vengono giudicati in base ai loro fans e al fanatismo (appunto) che questi portano con loro, e che spesso causa antipatie anche ovvie. Intendiamoci, non stiamo parlando del Mozart del 2000, ma è sicuramente un artista che l'Italia è fortunata ad avere. Non capisco la difficoltà a giudicare un musicista in base alla musica.

giovedì 14 giugno 2007

Gli esami non finiscono mai

PROMOSSI:
Pete Townshend - una divinità. Non è solo quello che suona e come lo suona, ma è il piacere che prova e che sa far provare. Sotto un'alluvione biblica ha insistito per continuare, e oltre al suo 110% ha fatto anche un buon 70% di quello che spetterebbe al povero Daltrey. E' entrato nel mio personale Olimpo, grande artista e persona eccezionale.
Zack Starkey - per fortuna ha imparato a suonare con Keith Moon e non con il padre. Davvero massiccio.
Roger Daltrey - nonostante tutto. La voce ce l'ha, l'abbiamo visto nei primi sei pezzi. Purtroppo il diluvio, l'umidità e l'età hanno vanificato tutto. Stoico nello sputtanarsi la voce per le prossime date pur di farci sentire qualcosa.
HB - LA birreria di Monaco. Per fortuna ci siamo andati di pomeriggio...
Monaco - sempre più piacevole, l'Olympiapark mi mancava ed è meraviglioso.
I Pearl Jam - non pensavo potessero ancora stupirmi, e invece hanno cacciato una scaletta piena di chicche. Sempre favolosi.

BOCCIATI:
Verona - non tanto la città, carinissima, o l'Arena, posto fantastico. Ma che cacchio, piove sempre quando ci sono i concerti?
Birrerie di Monaco - alle 23.30 già tutte chiuse. E che cazzo.
I tedeschi allo show dei Pearl Jam - pochi e simili agli zombie. vita!

martedì 29 maggio 2007

Celebrate we will

Trasfertone a Bruxelles per vedere la Dave Matthews Band in concerto in Europa dopo quasi dieci anni. Un breve resoconto:

partenza con ansia per i nostri intrepidi eroi, l'autostrada - chiusa per lavori - doveva riaprire alle 6 invece è ancora chiusa. Il nostro bus si fa tutti i comuni brianzoli del cacchio e arriva in orario e anche Sara e Frarocchia giungono in tempo.
Si prende il volo e si atterra con qualche difficoltà. E' stato un volo fantastico, perchè proprio davanti a Sara e Fra era seduta nientemeno che la reincarnazione di Nusrat Fateh Ali Khan, ovvero un bambino che ci ha allietato per tutto il viaggio con i suoi nuovi successi vocali. La madre ha cercato di terminarlo facendogli dare una testata al vano porta-maschere d'ossigeno ma in-vano (ahah).
Insomma, ci si avvia pedibus verso il Forest National, in un quartiere fantasma (è domenica, è ora di pranzo) che potremo apprezzare meglio nottetempo.
Ci fermiamo a mangiare presso un kebabbaro che non fa kebab, ma hamburger di puffo. Con grande rammarico non troviamo nessuno che faccia il kabeb di cavoletto, la vera specialità belga.
Sazi di cibo (o di quello che ne fa le veci), continuiamo il nostro cammino per il Forest National passando per un bellissimo parco e finalmente arriviamo al palazzetto, saranno state le due. Presente qualche italiano e un gruppo di tedeschi già sbronzi.
Le ore di attesa passano in maniera mogia, e finalmente per le sette aprono i cancelli, Sara è ovviamente la più rapida visto che non è neanche andata al bagno per non perdere il posto e raggiunge i warehousers nelle prime file.
Io, Luisa e il mio amico Francesco otteniamo un'onestissima quinta fila, a metà tra dove si sistemeranno Boyd Tinsley e Dave.
Per le 8 e 10 arriva The Nightwatchman aka Tom Morello. Un paio di pezzi carini, ma come previsto è in calo pauroso e rischia quasi di far rimpiangere il tenerone Teddy Thompson, che aprì Dave Matthews a Londra. Le sue canzoni diventeranno comunque l'inno del nostro weekend, canta This Land Is Your Land di Guthrie e conclude con una versione folk (...) di Guerrilla Radio.
Lo rivedremo dopo fare un bell'assolo su #41, dopo un po' di spaurimento, e guardare con occhi da cerbiatto bastonato Lessard per capire come si fa SATELLITE.
Lo show è stato qualcosa di meraviglioso, una potenza unica, quella partenza con DON'T DRINK THE WATER. Ma i concerti della DMB son qualcosa di più di un semplice show, sono una festa, il pubblico balla, i musicisti oltre a suonare da dio si divertono come matti. Beauford è più di un dio, sembra un polipo in grado di reggere 8 bacchette contemporaneamente con i tentacoli, Tinsley è totalmente folle (quando ha perso gli occhiali), Lessard dà sostanza e qualità, i fiati (i lovely boys) stanno in disparte a fare un lavoro oscuro ma preziosissimo. Quanto cazzo è grosso Rashawn Ross!
insomma, sembra quasi che Dave sia una parte del tutto, è alla fine è così. E' splendido vederlo scherzare dopo ogni canzone con Carter, è uno spasso vedere apparire Carter, Butch e Rashawn durante SISTER per fare un coretto e veder suonare solo Dave.
belle le cover, gran sorpresa JIMI THING, ma la goduria io l'ho avuta sul riff di STAY... e poi quando è finita e son partiti subito con ANTS MARCHING, mamma mia.
e poi TWO STEP è la giusta chiusura: ripeto, si tratta di una festa, e quindi celebrate we will!

fine dello show, ci incamminiamo felici verso la stazione dove alle 4.30 prenderemo il bus. Da segnalare la mancanza totale di posti dove rifocillarci (città inutile, nazione inutile) se non luoghi di malaffare come bische e cose così. Infine, la zona MIDI di Bruxelles è di un degrado che manco le peggiori periferie. A parte i cadaveri di gatti in decomposizione lasciati in scatole, vanno segnalati i palazzi sventrati che ricordano scene di Full Metal Jacket, un tizio sdraiato per terra per strada e non si sa in quali condizioni di vita (è arrivata l'ambulanza), e tipi loschi come un venditore di organi camuffati da croissant spiaccicati e un santone!
E anche questa è storia.

sabato 12 maggio 2007

Nuovo obiettivo


conoscere qualcuno che andrà a vedere il concerto di Barbra (ma poi che nome è "Barbra"?) Streisand, e stringergli la mano.
ecco i prezzi
Prima Platea Numerata Intero € 914,00
Seconda Platea Numerata Intero € 807,00
Terza Platea Numerata Intero € 645,00
Quarta Platea Numerata Intero € 484,00
Tribuna Scoperta Numerata Intero € 280,00
Curva Nord Centr.Numerata Intero € 183,00
Curva Sud Centr. Numerata Intero € 183,00
Curva Nord Later.Numerata Intero € 146,00
Curva Sud Later. Numerata Intero € 146,00

e del fatto che parte dei proventi andranno in beneficenza me ne sciacquo sonoramente i coglioni. facile farla coi soldi degli altri.

mercoledì 6 dicembre 2006

Geoff Farina

arrivo che il cantante dei TGA sta suonando una canzone piuttosto lenta. sembra quasi che sia uno che abbia trovato una chitarra e abbia deciso di cantare una canzone a chi c'era, e non è una cosa negativa. il velvet è un posto nato per serate con i dj, e lo è tuttora, tanto che guardando il cartellone con gli spettacoli mi chiedo cosa ci faccia farina lì in mezzo. il problema è che il locale è strutturato per le serate, con tante piccole sale, con i divanetti, con il bar. nella sala più grande, per modo di dire perchè comunque camera mia è più ampia, c'è un angolino (senza palco, senza niente) dove si suona. i TGA sono bravi, il cantante fa una cover di chet baker, e altri due pezzi: lui ricorda paurosamente jeff buckley sia come aspetto che come atteggiamenti. la voce è ovviamente inferiore ma buona. è accompagnato da un bassista che suona anche l'ukulele e un batterista che suona un rullante e una campana di mucca. concludono con un pezzo tirato ukulele, basso e batteria. molto bravi, farina in un angolo apprezza.
poi tocca a lui: il concerto dura un'oretta, lui si sforza di parlare in italiano e lo fa anche bene. le canzoni sono tutte basate su arpeggi, e qualcuna - non lo nascondo - è anche pesantina. suona da dio, la voce forse non è perfetta per questo genere. fa brani suoi, un paio di un suo progetto - the secret stars -. si crea comunque una bellissima atmosfera, con il pubblico in totale silenzio. lui apprezza e ce lo fa sapere. una bell'oretta di musica.

sabato 22 aprile 2006


verona+milano? stanno arrivando cazzo!
i bigliettiiiiiiiiiiiiiii