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lunedì 29 novembre 2010

Mestizia

"Non è così che deve morire un uomo. Un paracadute che non si apre, questo è un bel modo di morire. O restare intrappolato tra gli ingranaggi di una macchina. O un lappone che con un morso ti strappa le palle. E' così che me ne voglio andare!"

mercoledì 6 ottobre 2010

Anticonformismo


PREMESSA: se siete amanti del cinema correte altrove. Quelle che seguono sono righe all'insegna della profonda ignoranza.

Visto che è piaciuto a tutti, qualcuno sa spiegarmi perché Inception non mi ha saputo lasciare così entusiasta? Ok, è realizzato molto bene, la storia sa catturarti, le ambientazioni sono fantastiche, la recitazione è buona, il finale aperto ti dà anche la possibilità di discuterne con gli amici.
Tutto questo nonostante il ritmo ogni tanto cali e ci siano troppi "spiegoni" per non farti sentire un'imbecille di fronte allo svolgimento dell'azione.
E allora cosa c'è che non va? Sarà il ritrovarsi, pochi mesi dopo Shutter Island, di nuovo Di Caprio ad agire tra le pieghe più oscure della mente con i sensi di colpa per la moglie morta?
Non è un brutto film eh! E' che non capisco tutto questo sensazionalismo.

domenica 7 marzo 2010

Perché sei tutta bagnata?


Il nuovo lavoro di Martin Scorsese, Shutter Island, è l'adattamento cinematografico del libro di Dennis Lehane pubblicato in Italia con il titolo "L'isola della paura". Ho atteso con molta curiosità l'uscita del film, avendo letto parecchio tempo fa il libro e avendolo trovato molto bello, in grado di creare un'atmosfera cupa e inquietante. Inoltre, avevo già apprezzato la coppia Scorsese-Di Caprio in "The Departed", e quindi l'hype era altino, nonostante capiti spesso che le versioni su pellicola risultino meno efficaci di quelle su carta.
Il film mi ha soddisfatto. La riproduzione è abbastanza fedele, e Scorsese riesce a ricreare quell'atmosfera inquietante, in certi tratti anche claustrofobica, che traspare dalle pagine del libro. La recitazione di Di Caprio è ottima, mi ha impressionato molto positivamente il lavoro sull'incalzante sonoro.
Evitando lo spoiler, comunque abbastanza evidente dal trailer e anche abbastanza intuibile durante il film (poi vabbè, io il libro l'avevo letto anche se non ricordavo quasi nulla, vista la mia memoria ridicola), come ho detto Scorsese riproduce abbastanza fedelmente il libro di Lehane. Si prende una licenza, molto importante, sul finale, dandone una propria interpretazione che invece nel libro resta decisamente più sospesa e affidata al lettore. Purtroppo non posso dire di più, non son mica come quelli di Repubblica che hanno pensato bene di sputtanare i finale.

domenica 28 febbraio 2010

E comunque io tifavo per gli All Blacks


La visione di Invictus, il nuovo lavoro di Clint Eastwood, mi ha lasciato sensazioni contrastanti.
Sul film in sé non è che ci siano critiche da muovere. La storia è bella, cattura il pubblico, in molti casi commovente. Il problema, e qui mi riallaccio a una vecchia discussione tra i "bravi ragazzi", è che bene o male quando vai a vedere un film di Eastwood sai già cosa ti troverai di fronte.
Ossia una storia affascinante, con forti connotati morali, capace di appassionarti o di commuoverti. Lui piglia questa bella storia, e te la sa raccontare bene.
Questo può essere tanto un pregio ma al tempo stesso un enorme difetto. Lui va sul sicuro. Anche troppo, a volte scadendo nel banale, caratterizzando troppo i personaggi positivi e negativi. Vedi la famiglia di Pienaar in Invictus, tipica famiglia bianca abituata a comandare in Sud Africa, che guarda con preoccupazione e paura alla salita di Mandela. Oppure la famiglia di Kowalski in Gran Torino, classico stereotipo di chi si dimentica dei genitori anziani. Insomma, mi sembra che Eastwood per lanciare i suoi messaggi usi storie facili e lineari, con figure e delle tipologie di personaggi molto standardizzati. Un po' ti imbocca col cucchiaino.
Certamente non riesco a pretendere qualcosa di spiazzante da un ottantenne con simpatie repubblicane, diciamo. Però la sensazione è quella.


Piccolo blooper che mi è sembrato di notare: quando preparano il viaggio in America le guardie del corpo esaminano invece il fascicolo del viaggio a Taiwan.

sabato 23 gennaio 2010

Up in the air

Volevo scrivere una recensione di Up in the air ("Tra le nuvole"), il film di Jason Reitman (figlio d'arte, e che arte!). Parlare di quanto fosse un film che riesce a parlare in maniera leggera di un tema tanto amaro, di fare satira sulla crisi economica, sui manager globetrotter, sulla globalizzazione, sull'abuso delle nuove tecnologie. Di quanto quel ruolo fosse scritto su misura per George Clooney. Di quanto vada visto ogni film dove c'è Sam Elliott con quel suo mustaccio rassicurante e la solita espressione di sempre, impossibile da non identificare con lo Straniero del Grande Lebowski. Di quanto fosse bella la colonna sonora. Di quanto fosse in forma Vera Farmiga, che mostra un culo incantevole in una scena del film.
Ma poi leggo un'intervista dove scopro che per quella scena la Farmiga ha usato una controfigura, e allora esprimo tutto il mio disdegno nei confronti di questi film che vogliono prendere per il culo chi fa girare l'economia, su George Clooney che fa sempre il golden boy senza fissa dimora, su ste musichette con ste chitarrelle acustiche che andavano bene ai figli dei fiori e su Sam Elliott e quel baffo del cazzo, che son 30 anni che fa la stessa parte.


Controfigure del cazzo.

lunedì 20 ottobre 2008

Provocazione (ma anche no)


E se, per la prima volta, dessero l'Oscar per il miglior attore a un non umano?
La Pixar ha sfornato l'ennesimo capolavoro, ma stavolta siamo andati decisamente oltre. Ogni scena trasuda particolari da scoprire e riscoprire. Citazioni kubrickiane, storia bella e intensa. Ma quello che hanno fatto per Wall-E è qualcosa di eccezionale. Un'espressività incredibile, basata solo sugli occhi e sulle mani, per un robottino che a stento riesce a dire due parole.

lunedì 22 settembre 2008

Geni di oggi


Burn After Reading è la dimostrazione che i Coen non sono per tutti. O, perlomeno, non sono adatti alla sala più grande del cinema più grande della terza città più grande d'Italia. Non si tratta di atteggiarsi a intellettuale, ma in effetti è difficile pensare che chi si spancia alle battute del trailer del nuovo film di Salemme possa apprezzare un film di questo tipo. C'era uno spettacolo di Paolo Rossi che invocava il delirio organizzato. E quest'espressione mi sembra calzante per un film di questo tipo, che sparge elementi di qua e di là e alla fine, nonostante mille peripezie, riesce perfettamente a chiudere il cerchio. Il dialogo finale è assolutamente epico, così come quello in automobile tra John Malkovich e un Brad Pitt riuscitissimo nella parte dell'istruttore di palestra perfettamente idiota. Joel e Ethan Coen: come si fa a non amarli?

mercoledì 25 giugno 2008

Il divo

Sorrentino lo conoscevo dall'inizio della carriera, avevo il nipote in classe e ci parlò (e fece vedere) de L'uomo in più. La mia pigrizia cinematografica me lo ha fatto perdere di vista col tempo, ed eccomi qua, con ritardo abnorme, a vedere Il Divo. Bello, bellissimo. Sorrentino mi ha conquistato già dopo pochi secondi, con la morte di Sindona e la camera che gli gira vorticosamente attorno. Bravissimo Servillo (monoespressivo come sempre immortalato da Disegni, ma in questo caso a ragione), eccezionale Buccirosso nella parte di Pomicino. Ma sono le scene a essere fantastiche, non c'è un'inquadratura sbagliata. La maestosità dei palazzi del potere... e poi tanti simboli: lo skateboard, il gatto bianco... Riina (attore identico, tra l'altro) che rimane in silenzio per quasi tutta la durata delle sue apparizioni, il rimando a L'ultima cena.
Resta da chiedersi come il regista abbia potuto immaginarsi una storia così fantasiosa. In quale paese del mondo succederebbero mai cose di questo tipo?

sabato 16 febbraio 2008

Into the Wild


Visto, finalmente, ieri. Visto che adoro il viaggio e la natura in tutte le sue forme, non poteva non piacermi. Aggiungiamoci anche la colonna sonora di Vedder, che nel film si incastra perfettamente, e il quadro è completo.
Essendo io clamorosamente pigro, vi lascio ancora una volta il link alla recensione di ale, alla quale non mi sentirei di aggiungere molto, in particolare sulla seconda conclusione, quella del rapporto con i genitori. Non l'ho trovato, invece, troppo lungo. Altre considerazioni le evito per non sputtanare il finale a chi non l'avesse ancora visto.
Piccola nota a margine: visto in una saletta da 25 posti con una coppia dietro di me che ha vociato per tutto il film su quanto fosse assurda e poco verosimile la storia. Finisce il film, vedono che è una storia vera e dicono "ah però, figo!". Facendo un paradosso, forse converrebbe proibire la formula "tratto da una storia vera". Sapere che un racconto, una storia non sono realmente accadute ci impedisce di chiudere gli occhi e sognare. Godersi una storia senza troppe pippe mentali.

martedì 12 dicembre 2006

La grande sfida

oggi parliamo di qualcosa che sta a cuore alla maggior parte degli italiani: i film di natale. ebbene, come sicuramente saprete, e se non lo sapete beati voi, è avvenuta la scissione tra boldi e de sica, paragonabile artisticamente solo a quella tra paul simon e art garfunkel. i media ci tempestano di notizie su queste due uscite cinematografica, e non lamentatevi, perchè si tratta di una tematica fondamentale: pensate che, fino al natale scorso, gli italiani andavano tranquillamente a vedere il loro film di natale. e ora? quale vedranno? se volessero vedere entrambi, quale vedranno per primo? non vi rendete conto della difficoltà: saranno costretti a effettuare una scelta, addirittura a PENSARE! chi avrà vinto lo sapremo solo dopo le feste, ma intanto una preghiera a boldi e de sica: tornate insieme. non destate dal sonno gli italiani, le ripercussioni sulla società potrebbero essere rivoluzionarie.