Visualizzazione post con etichetta giornalismi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giornalismi. Mostra tutti i post

venerdì 7 gennaio 2011

Capolavoro


Questa prima pagina del Manifesto è un capolavoro di giornalismo. Con una sola azzeccatissima parola (o anche due...) riesce a dire tutto sulla vicenda Fiat-Marchionne.
Bravissimi.

lunedì 4 ottobre 2010

Grande giornalismo

Il papà che non t’aspetti. Lunedì scorso in tarda mattinata, all’uscita di un asilo privato al quartiere Parioli di Roma, è spuntato nientemeno che Angelino Alfano. Il Guardasigilli andava a prendere il suo bimbo: con discrezione, come un genitore qualsiasi, e infatti la scorta s’è mantenuta a debita distanza, assicurano i presenti. Alfano, vestito di scuro, elegantissimo come sempre, non è certo passato inosservato tra le mamme, attraendo inevitabilmente i loro sguardi. E il ministro della Giustizia, da galantuomo siciliano, come si conviene, ha salutato le donne che erano assieme a lui in attesa dei pargoli, galante e sorridente nelle strette di mano.


Tutto vero eh!
http://www.ilgiornale.it/interni/papa_angelino_passa_dallasilo/22-09-2010/articolo-id=474927-page=0-comments=1

mercoledì 21 luglio 2010

E' la stampa online, bellezza

Un interessante punto di vista de Il Sole 24 Ore sulle nuove frontiere della stampa online.

L'ossessione quotidiana si chiama "Backend". È una pagina internet che in tempo reale dice quanti lettori stanno leggendo ogni articolo e soprattutto quanti lettori stanno leggendo articoli su www.ilsole24ore.com. È l'irruzione dell'auditel in un campo finora intonso, o quasi. E scoprire che il mal è comune, leggendo il New York Times e il Washington Post, non costituisce mezzo gaudio, semmai sprone all'innovazione.


Lo psicodramma, almeno per chi fa giornali, è iniziato da quella funesta previsione: Philip Meyer, studioso dell'editoria americana, ha infatti preoccupato tutti noi vaticinando che l'ultima copia del New York Times sarà acquistata nel 2043 e questa previsione è poi diventata il titolo di un libro scritto per Donzelli da Vittorio Sabadin. Nello psicodramma irrompe un protagonista che non dovrebbe spaventare più di tanto i giornalisti, il lettore. Ma come irrompe?
Il New York Times ha raccontato uno scherzo avvenuto nella redazione di The Politico, giornale online americano ad alto contenuto di valore aggiunto, appunto, politico. Dalla direzione parte una mail: l'orario di inizio del lavoro è anticipato alle 5 della mattina. Panico. «È l'orario migliore per prendere contatto con fonti altolocate». Al limite, cari tutti, riposatevi nel tardo pomeriggio, quando i lettori sul sito calano. C'è chi ha pianto. E pensare, commenta il New York Times, che un tempo i giovani volevano fare i giornalisti per girare il mondo raccontando storie, ora devono faticare dietro ai computer spremendosi le meningi per sedurre il misterioso algoritmo di Google, mentre nelle riunioni di redazione inizia a circolare la frase: «Questo tema tira molto online...». «I più letti», del resto, sono reperibili su quasi tutti i siti dei grandi giornali e il Christian Science Monitor li manda addirittura via mail a tutto lo staff. Minatorio?


Racconta sempre il giornale di New York che alcuni organi di informazione, come Bloomberg News o Gawker Media, iniziano a pagare le loro firme anche in base al numero dei clic. Arcipanico. Immaginate lo sguardo dei giornalisti di fronte alle classifiche dei meno letti. E se poi il tempo di massimo stress non è più soltanto la sera, quando si completano le pagine prima della stampa, ma tutto il giorno, colpa del nervosismo dell'informazione online, è ovvio che da The Politico o simili la gente inizi ad andare via, dopo aver dato tutto e in breve tempo. Aggiungete la concorrenza degli ultrablog, quegli strani siti che tendono sempre più al giornale in tempo reale, The Huffington Post per esempio, e la frenesia aumenta. E con la frenesia la stanchezza anche dei più giovani, quella che preoccupa Duy Linh Tu, coordinatore del programma digital media alla Columbia University. Gioventù bruciata.

Però è arrivato Steve Jobs e ha detto ai giornali: ma quale 2043, vi salvo io con l'Ipad. C'è del vero, tra Apple e altri apparecchi mobili i lettori non devono neanche più venire sul sito, ti scaricano e ti hanno con sé. Ma dal punto di vista della frenesia dell'aggiornamento e delle sveglie all'alba non viene molto incontro: è il lettore il (giusto) protagonista. Così ha scritto sul suo blog, Andrew Alexander, garante dei lettori del Washington Post: «Fare del cliente online il re del Post». Proprio "customer" ha scritto.
Perché? Un tempo nelle redazioni poco si sapeva dei lettori, a volte soltanto il numero. Ora in rete puoi sapere non solo quali articoli si leggono, ma addirittura su quali parti si clicca. Così scopri che la foto della spia russa Anna Chapman è il magnete per raccontare la storia. E se vedi che la parola "LeBron" è tra le più ricercate sul web, metti subito in evidenza la notizia della scelta della squadra di basket di LeBron James. Quiz: qual è la notizia più letta sul sito del Post nell'ultimo anno? Haiti? Bp? La riforma sanitaria di Obama? Risposta: le Crocs.
Poi Alexander racconta il dibattito interno alla redazione, a ogni redazione: come preservare i canoni del buon giornalismo legato all'attendibilità delle fonti e guadagnare lettori nell'informazione frenetica e nervosa del web? La ricetta da trovare è la sfida, intanto, il suo consiglio è: essere leader nella discussione, dentro e fuori la redazione. Perché «nell'età di Internet, i lettori comandano». Sveglie puntate non troppo presto, please.

sabato 29 maggio 2010

Nepotismo d'oltreoceano

Nepotismo o il segnale che ancora credono nel giornale di famiglia? Il figlio dell'editore del New York Times è stato promosso capo sede dopo appena un anno di gavetta e la nomina ha scatenato negli Usa un dibattito e polemiche. Figlio di papà o figlio d'arte destinato tra non moltissimo a ereditare il timone del più influente giornale del mondo da oltre un secolo nelle mani della sua famiglia? Il 29enne reporter A.G. Sulzberger è stato promosso capo dell'ufficio del Times a Kansas City, non la più prestigiosa delle sedi del giornale negli Stati Uniti, ma pur sempre una sede importante, dopo appena un anno di esperienza da cronista al desk metropolitano del giornale, e di altri quattro anni in giornali di provincia. La notizia della promozione è stata data con un pizzico di invidia dalla Columbia Journalism Review, la rivista della scuola di giornalismo della Columbia University dove si formano le nuove leve del giornalismo americano. "Figlio dell'editore diventa capo-ufficio? Dopo solo un anno??", ha 'tweetato' uno dei redattori del giornale. "Ovvio che la nomina ha più a che fare con chi è suo padre, il presidente del Board del New York Times Arthur Sulzberger Jr, che con le sue doti giornalistiche", ha commentato sulla rivista online Slate l'inviato Jack Shafer, che tuttavia ha letto nella promozione del figlio di Sulzberger un segnale positivo: "E' il segnale che la famiglia crede ancora nel giornale ed é un bene che i Sulzberger continuino a farlo". I Sulzberger controllano il New York Times dal 1896 e che un Sulzberger di quinta generazione sia disposto a trasferirsi a Kansas City piuttosto che vivere di rendita delle azioni del gruppo è, secondo Shafer, un ottimo segno. Il paragone più ovvio è con i membri della famiglia Bancroft, che controllavano il Wall Street Journal, sulle cui divisioni e disinteresse per il futuro dei media ha fatto leva Rupert Murdoch quando nel 2007 ha inglobato nel suo impero la 'bibbia' dell'alta finanza. Due anni di gavetta all'Oregonian, un giornale di Portland, altri due al Providente Journal del Rhode Island, in un anno di lavoro in cronaca il giovane Sulzberger si è fatto amare al New York Times nonostante il sangue amaro che i tagli imposti da suo padre avevano fatto venire alla redazione. A.G. (si chiama Arthur come il padre) ha conquistato spesso la prima pagina dopo aver cominciato a lavorare nel quartier generale disegnato da Renzo Piano tra la curiosità dei colleghi il 23 febbraio: "E' uno coi piedi per terra, modesto, ansioso di imparare", lo aveva giudicato uno dei capi a City Room, il blog della cronaca metropolitana.

mercoledì 19 maggio 2010

Qualcosa si muove?

E' passato un mesetto dal lancio della "campagna di moralizzazione", da parte dell'Ordine dei giornalisti, sui compensi che diverse testate danno ai giornalisti. Trenta giorni dopo, incontro all'Ordine.

Il resoconto lo potete trovare qui. Questa cosa del bollino blu mi pare una cazzata. Quindi alla domanda posta nel titolo risponderei di no. Ma almeno si inizia a parlarne un po'.
Qua invece il documento con i compensi testata per testata e regione per regione, a seconda degli esempi raccolti. Ma è un documento molto parziale, che riguarda solamente alcune testate. Molte ne mancano all'appello, e probabilmente sono quelle su cui bisognerebbe concentrare l'attenzione. Ma c'è già qualche dato interessante. Il Resto del Carlino paga meno i pezzi scritti dopo il raggiungimento della soglia dei 70 pezzi (guarda caso, quelli che servono ad ottenere il tesserino da pubblicista). La Repubblica ha tagliato il compenso da 50 a 30 euro a pezzo in un anno. Liberal, dopo un anno in cui non ha pagato, a marzo ha annunciato che pagherà a 365 giorni (!). Secondo la tabella c'è anche chi non ha visto un euro da Il Manifesto, che si becca ogni anno i suoi bei cinque milioni di contributi per l'editoria. Libero paga dai 15 euro in su, anche se è un'apertura. La Nuova Sardegna e la Voce della Romagna pagano 2,58 euro a pezzo!

Sul sito della FNSI, invece, una nota un po' polemica nei confronti della Meloni e dell'Ordine, visto che le elezioni per il rinnovo sono ormai prossime.
Fate i bravi, non litigate e fatevi sentire.

domenica 16 maggio 2010

Giornalismo e precariato

Serena ha 35 anni, una laurea, due specializzazioni e un master. In dieci anni ha firmato migliaia di articoli e dice: "Mai ricevuta retribuzione da una delle tante testate napoletane per le quali ho collaborato. Quando chiedevo un minimo di rispetto, mi rispondevano: 'Tu sei piccerella ancora (a 30 anni?)...ringrazia a Dio che stai in pagina, se non ti sta bene c’è la fila di chi si accontenta di nulla". Mena invece di anni ne ha 37: "Il mio guaio è quello di essere giornalista professionista. Me lo spiegò il mio ex direttore. Quella mattina m’ero stancata di elemosinare la cospicua somma di 300 euro che il giornale sborsava, se andava bene, ogni tre mesi. Così decisi di spedire il mio curriculum a un grande quotidiano locale, col quale ora collaboro da cinque mesi a queste condizioni: apertura della partita Iva, 25 euro lordi ad articolo, retribuzione ogni due mesi ma per un massimo di 15 articoli al mese (perché c’è sempre il guaio che sono professionista). Finora ho guadagnato duecento euro al mese, con la speranza che le cose cambino. Difficile, però, se in questo mestiere si andrà avanti sempre per cooptazione".

Pasquale invece è più giovane, ha iniziato a fare il cronista quattro anni fa. "Ho imparato tutto sul campo, nessuno mi ha insegnato o consigliato nulla. Ho seguito tutta la faida di camorra della periferia Nord di Napoli, pagandomi da solo telefono e benzina. Poi il mio giornale è fallito e addio tesserino e riconoscimento del lavoro svolto". Risultato? "Non ho mai avuto un euro né un contratto, e nemmeno un pezzo di carta che attesti chi sono, che lavoro faccio e per chi. Quando vado su una notizia di nera, i poliziotti mi chiedono il tesserino e siccome non ce l’ho mi allontanano". Olimpia, 28 anni, ha investito i risparmi familiari in una scuola di giornalismo: "La ritenevo l’unica chance per il mio futuro. Due anni di sveglie alle 6 e ritorno a casa alle 19. Oggi continuo a collaborare gratis con lo stesso free press che mi ha fatto diventare pubblicista. L’unica mia entrata è un progetto in una scuola di confine, nel frattempo cerco concorsi per uffici stampa e invio raccomandate ovunque. Se guardo indietro i miei occhi si riempiono di lacrime perché penso di aver sbagliato tutto".

Serena, Mena, Pasquale e Olimpia sono nomi di fantasia. Ma le loro storie, purtroppo, sono vere. Le ha raccolte un gruppo di giovani e intraprendenti cronisti più o meno contrattualizzati, riuniti nella sigla Coordinamento dei giornalisti precari della Campania, e le ha allegate a un dossier sul precariato dell’informazione campana e sulle truffe dei corsi-fantasma che ti promettono di diventare "giornalista in un giorno" che sarà presentato domani alle 10.30 presso la libreria Ubik. Il Coordinamento ha un logo: la Mehari di Giancarlo Siani, il precario che tutti i giornalisti dovrebbero tenere a mente.

Gli autori dell’indagine non sono organici al sindacato e in questi mesi si sono riuniti dove capitava, persino nelle catacombe del rione Sanità. Hanno elaborato le statistiche attraverso questionari inviati per email e trattati con la garanzia dell’anonimato. Ne è venuto fuori un dossier che dipinge un quadro coerente a una Napoli capitale indiscussa della disoccupazione e della finta formazione, in cui dominano sfruttamento, illegalità e raccomandazioni, anche all’interno di aziende editoriali e televisive che godono di milioni di euro di contributi pubblici. Secondo l’inchiesta, il 13% dei giornalisti precari locali – abusivi, freelance, collaboratori, stagisti, tutti comunque impegnati sul campo dalle 8 alle 12 ore al giorno - non guadagna neanche un euro e lavora gratis perché spera un giorno di essere assunto, o per conquistare il mitico 'tesserino', in barba a una legge che imporrebbe di essere retribuiti per potersi iscrivere all’Ordine.

Un altro 23% è privo di redditi, ma perché completamente disoccupato. Il 37% si colloca nel range da 0 a 500 euro mensili. Il 17% dice di guadagnare tra i 500 e i 1000 euro. Solo un 10% di fortunati supera la soglia dei 1000 euro. E il 94% non è iscritto al sindacato. "Circostanza – afferma Ciro Pellegrino, animatore del Coordinamento - che ci ha fatto porre una domanda scomoda: ma forse il sindacato non fa abbastanza per questi precari? Ora stiamo concludendo uno studio-inchiesta sulla formazione-truffa: per mesi abbiamo contattato corsi di giornalismo che "vendono" letteralmente (con costi che vanno dai 300 ai 3mila euro) il percorso per diventare giornalista pubblicista. Finisce che devi comprarti il tesserino. E’ il mondo capovolto: bisogna pagare per trovare notizie. Siamo l'unica categoria che si vede rinnegati due articoli della Costituzione: il 1 sul diritto al lavoro, il 21 sul diritto ad una libera stampa: in questo contesto, non possono nascere dei giornalisti con la schiena diritta".

Da il Fatto Quotidiano del 13 maggio
Gruppo Facebook

mercoledì 21 aprile 2010

Promemoria: Campagna di moralizzazione

Ogni tanto mi capita di ricevere, essendo nella sua mailing list, email dal segretario dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino. Ci chiama la "Toc Toc Tribù", ossia quei ragazzi che hanno fatto l'esame negli ultimi anni ai quali invia gli auguri a Natale e a Pasqua, e ogni tanto pure qualche altro messaggio.
La mail che ho ricevuto oggi è interessante. "Smascheriamo gli editori".
Iacopino vorrebbe dare il via a una "campagna di moralizzazione" in seguito ad alcuni racconti che ha avuto da giornalisti (o aspiranti tali, immagino) su compensi ridicoli (anche un euro e tre centesimi, mi raccomando i tre centesimi, a pezzo). Prezzi lordi.
Quindi chiede testimonianze ed esperienze dettagliate, vere e documentabili, sui tagli ai compensi, per una "rumorosa denuncia".

Personalmente, sono un po' scettico sul ruolo dell'Ordine dei Giornalisti. E le "campagne di moralizzazione" e le "rumorose denunce" spesso finiscono in una bolla di sapone. Oppure, si spengono molto rapidamente, la maggior parte delle volte con un nulla di fatto. Magari non per colpa di chi denuncia, ma di chi fa il sordo di fronte a queste denunce.
Vediamo questa come va a finire. Di materiale credo che ne potrà venire fuori parecchio, io intanto lascio questo post come promemoria, sperando di ricevere aggiornamenti positivi da Iacopino.

giovedì 18 marzo 2010

Amici/nemici

Rubo da Giornalettismo questo simpatico articolo in cui si parla della fuga di notizie sull'inchiesta di Trani. La Repubblica e Il Giornale, che negli ultimi mesi si son detti peste e corna a vicenda, sono stati i primi quotidiani a pubblicare le intercettazioni di Berlusconi che, ossessionato da Santoro, chiama un'ora sì e l'altra pure mezza Italia per lagnarsi.



Il cronista di Repubblica che entra nell’ufficio del Pubblico Ministero e ne esce poco dopo con un fascicolo in mano. Quello del Giornale aspetta fuori controllando che non arrivi nessuno. Questa la ricostruzione, secondo un’inchiesta-lampo della Procura di Trani, che ha permesso ai due giornali di pubblicare ieri i testi delle intercettazioni in cui Giancarlo Innocenzi parlava con Gianni Letta del problema-Santoro e dei desiderata del presidente del Consiglio.

IL CORRIERE FA LA SPIA - Secondo il Corriere della Sera, che ne dà conto nelle pagine interne del quotidiano in un articolo non firmato, il cronista di Repubblica è stato convocato stamattina in Procura come persona informata sui fatti per essere interrogato su quanto accaduto. Si parla delle telefonate intercorse tra Innocenzi, Masi e Letta e che riguardano anche Paolo Ruffini, “cacciato” secondo il Direttore generale per fare un favore a Berlusconi. L’ipotesi di reato è furto e ricettazione in concorso con altri, anche se non sono ancora chiare le dinamiche e soprattutto gli indizi a favore della ricostruzione. C’è però almeno una prova documentale, a quanto pare: rivedendo le immagini delle telecamere a circuito chiuso dei corridoi del Tribunale si notano il cronista convocato che, insieme al collega, si ferma davanti a una stanza (che apparterrebbe a uno dei PM titolari dell’inchiesta). Nella sequenza, sempre registrata dalle telecamere del Tribunale di Sorveglianza, si vedrebbe uno di loro che entra nella stanza per qualche minuto, mentre l’altro rimane fuori dal corridoio. Le stesse telecamere mostrano poi i due che si allontanano dalla stanza. Il giorno dopo le telefonate finiranno su Repubblica e Corriere. E scatterà l’ennesima inchiesta per la fuga di notizie.

lunedì 8 giugno 2009

Informazione

Speciale post-elezioni a Canale21. Interviene Tommaso Sodano, candidato alla Provincia per Rifondazione Comunista, probabilmente un po' arrabbiato per lo scarso raggiungimento del quorum. Sodano, uomo che ha sempre denunciato le schifezze anche della propria parte politica, parla di Cesaro come presidente "ingombrante". Di fronte alle proteste da studio inizia a snocciolare i verbali degli interrogatori in cui Gaetano Vassallo, imprenditore di riferimento del clan dei Casalesi, parla di collusioni tra Cesaro e la camorra.
Gelo in studio, momenti di imbarazzo, "noi non sappiamo di cosa sta parlando, non vorremmo che dal nostro studio fossero lanciati attacchi personali" e tentano di chiudere il collegamento. Sodano incalza: "Se volete possiamo parlare dell'attività da legislatore di Cesaro, che non ha mai fatto una proposta di legge in due legislature. Gli spettatori e gli elettori lo sapevano prima di andare a votare?". Collegamento chiuso frettolosamente, e si è tornato a parlare del nulla.

giovedì 30 aprile 2009

Appunti newyorkesi/1

Non c'entra un cazzo con la città, ma è una sensazione che ho elaborato là e che è comunque legata al viaggio. Non pensavo che dire che sono un giornalista potesse suscitare in persone così tanta ammirazione. Eppure mi è successo più di una volta che la mia risposta alla domanda "Che lavoro fai" fosse seguita da commenti entusiastici.
Nulla di male, per carità, ma a me sembra un lavoro come gli altri. Non nel senso che sia banale, ma nel senso che qualsiasi lavoro può essere il più bello o il più brutto del mondo a seconda di una serie di contingenze che in parte sono deducibili a te, in parte sono fuori dalla tua portata.

sabato 7 marzo 2009

Emergenza! Panico!

Già qualche mese fa venne fuori una ricerca (taciuta) sul calo dei reati nel 2008, dopo che ci avevano tritato le palle per mesi in campagna elettorale sulla sicurezza. Ecco un'altra notiziola interessante...

= TV: CON GOVERNO PRODI RADDOPPIATI SPAZI PER CRONACA NERA = == TV: CON GOVERNO PRODI RADDOPPIATI SPAZI PER CRONACA NERA = (AGI) - Roma, 7 mar - Sono aumentati i reati (omicidi, violenze, stupri, rapine) oppure e' aumentato lo spazio che i tg dedicano alla cronaca nera? Un interessante studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva evidenzia un dato decisivo: durante i due anni del Governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio dedicato alla cronaca nera. Un dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani e che, quindi, potrebbe avere avuto un peso determinante nella scelta degli stessi italiani per le elezioni politiche del 2008. La destra, infatti, ha sempre avuto come cavallo di battaglia il tema dell'ordine e della sicurezza. Lo studio riporta i seguenti dati: i tg della Rai nel 2003 (governo Berlusconi) hanno dedicato alla cronaca nera il 10,7% degli spazi; nel 2004 (governo Berlusconi) il 13%; nel 2005 (governo Berlusconi) l'11,5%; nel 2006 (governi Berlusconi e Prodi) il 19,1%; nel 2007 (governo Prodi) il 22,3%. Ancora piu' evidenti i dati per i tg di Mediaset: nel 2003 gli spazi dedicati alla cronaca nera furono pari all'11,2%; nel 2004 12,5%; nel 2005 10,7%; nel 2006 18,9%; nel 2007 25,6%. I tg de La7: nel 2003 6,9%; nel 2004 9,8%; nel 2005 8,4%; nel 2006 17,7%; nel 2007 22%.(AGI)

lunedì 8 dicembre 2008

Disinformatija

Il Giornale ci comunica che le città sono più sicure e che i reati crollano. Soffermandosi su Roma, ad esempio "i provvedimenti presi dalla giunta Alemanno per rendere la città maggiormente vivibile, quelli adottati dal Governo, e la rete a maglie strettissime tesa dalle forze dell'ordine, sono riusciti a ridurre decisamente l'azione della microcriminalità di strada". Bene, bravi. Però qualcosa non mi quadra. Ritorno all'inizio dell'articolo e leggo "una ricerca del ministero dell'Interno, anticipata da Il Sole 24 ore, svela che in Italia nel primo semestre 2008 furti scippi e rapine sono calati mediamente del 10 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007".
Non mi sembra che nel primo semestre 2008 a Roma ci fosse la giunta Alemanno, né che il Governo in questione fosse quello attuale. Tra l'altro, con questi dati, viene a crollare tutta la presunta "emergenza sicurezza" che era stato il cardine della campagna elettorale, quando i telegiornali ci bombardavano con episodi di cronaca nera e di sangue che oggi sono puntualmente spariti dalle nostre televisioni.

giovedì 31 gennaio 2008

pVo

E così son giornalista professionista. Una sensazione strana, un risultato che coltivavo da tempo e alla fine ce l'ho fatta.
Partivo da 41,33, niente di stratosferico ma un voto che mi permetteva di stare tranquillo. Sono uno degli ultimi della mattinata, quindi passo il mio tempo a camminare nervosamente dopo una notte semi-insonne a causa dei chili di peli dei gatti di mio zio rimasti sul letto. Scambio due chiacchiere con un po' di ragazzi, c'è chi viene dal Veneto, chi dalla Sicilia, chi dall'Umbria. Iniziano gli esami e fuori dalla stanza di una delle commissioni si posiziona una ciucciuettola (civetta, per i non napoletani) che ha già fatto l'esame qualche anno prima e che commenta con sprezzo le domande alle quali i candidati non sanno rispondere, bollandole come facilissime. Grazie al cazzo, comodo dirle ora, senza tensione.
Un paio di bocciati, a quanto pare dovuti a scena muta totale. Tocca a me.
Partiamo dalla tesina (sul rapporto tra blog, informazione e politica), il relatore espone e io commento. Non mi sono mossi appunti nè positivi nè negativi. Poi attaccano con le domande: tutto ruota attorno al Presidente della Repubblica, modalità d'elezione, competenze, responsabilità, motivazioni della controfirma ministeriale. Poi inizio ad andare in difficoltà quando mi chiedono, vedendo per la testata per la quale lavoro, chi sia un parlamentare di Forza Italia eletto all'estero. E via di domande sugli eletti all'estero. Poi mi chiedono il trasformismo e infine chiudono con l'eveline, e grazie ancora al collega Adriano Albano per averci spiegato cos'è durante il corso.
Esco, mi sento svuotato, sensazioni che si alternano. In certe parti bene, in altre così così. Mi fanno rientrare, mi comunicano che l'ho passato. A quel punto ho scollegato le orecchie, ho preso il foglio, ho ringraziato e me ne son scappato.
Se qualche esaminando capitasse a leggere queste pagine e volesse informazioni chiedesse pure. Consiglio di leggere dal blog "Il bello del web" tutti i post relativi all'esame.

martedì 6 novembre 2007

Il fatto


A casa mia c'è una regola: non si vede la tv a tavola. Quando ceniamo è uno dei pochi momenti di aggregazione familiare che ci sono concessi, tenere il televisore acceso sarebbe uno spreco. Fino a qualche anno fa c'era però una deroga, quando iniziava "Il Fatto" di Enzo Biagi. Anche perchè noi siam tutt'altro che napoletani negli orari dei pasti, e quindi, se non avevamo già finito di cenare, poco ci mancava.
Dieci minuti di puro giornalismo. Pacato, mai noioso, Il Fatto dimostrava l'inutilità di ore e ore di chiacchiere.
Biagi lascia un grande vuoto, soprattutto considerando quelli che dovrebbero raccoglierne l'eredità. Difficile da individuare qualcuno con tale caratura morale, viene lo sconforto.
Quando è tornato in televisione, con Rotocalco Televisivo, si vedeva già che stava poco bene. Lo dissi ai miei che non sarebbe durato molto e purtroppo avevo ragione. Un motivo in più per maledire chi ci ha privato della sua voce per cinque anni.

mercoledì 19 settembre 2007


Ora, a me Grillo non sta particolarmente simpatico, e infatti avrete visto che in questo blog del V-Day non se n'è parlato, con tutto che condivido buona parte della proposta di legge e della battaglia del capopopolo genovese. Il V-Day è stata una grande manifestazione popolare, con tanta gente stufa che ha riempito le piazze, informandosi esclusivamente su internet visto che i media si sono accorti di questa cosa solo il 9 settembre. Gran bella iniziativa, complimenti a Grillo che, ripeto ancora una volta, non amo particolarmente per tutta una serie di motivi che ora non vi sto a spiegare.
Comunque, quando leggi certe cose, come quella che vi sto per far leggere, non puoi non diventare un Grilliano della prima ora.

ROMA - L'editoriale che non ti aspetti. È quello di Mauro Mazza, direttore del Tg2 che nell'edizione delle 13 del telegiornale della Rai dichiara, senza troppi giri di parole: il movimento di Beppe Grillo può causare nuove tragedie.
L'EDITORIALE - «Cosa accadrebbe - dice Mazza - se un giorno all'improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto? Un tempo c'erano i cattivi maestri, che additavano come nemico un commissario, un giornalista, un magistrato e accadeva che qualcuno, pazzo o meno, andasse e premesse il grilletto e qualche volta uccidesse. Oggi non abbiamo più i cattivi maestri né i buoni, abbiamo solo gli apprendisti stregoni. La storia, si dice, si ripete due volte, una volta in tragedia una volta in farsa. Ma cosa succederebbe se invece facesse il percorso inverso e da farsa si trasformasse in tragedia? Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno ascoltati quegli insulti contro tizio e contro caio premesse il grilletto?».

Mi dispiace che il direttore Mazza (non volendo pubblicare la foto a causa della sua viscidità ho messo una foto di un caso di omonimia ben più apprezzabile) si sia accorto solo ora che i toni nel paese si siano esagitati. Ma se in più di 10 anni di offese reciproche tra una parte politica e l'altra, di gran lunga superiori per gravità a quanto detto da Grillo, nessun pazzo si è mosso, non vedo perchè debba succedere ora. La verità è che la Casta si sta cacando sotto, e sta sguinzagliando i suoi fidi scudieri.
Per la cronaca, il direttore Mauro Mazza (quota Alleanza Nazionale, dove è approdato dopo anni di craxismo) è quello che fece un editoriale, sempre al tg2, contro Luttazzi "per sentito dire", accusandolo di aver sodomizzato, vestito da Andreotti, un manichino del cadavere di Aldo Moro. Quando invece Luttazzi aveva letto un monologo in cui narrava un sogno di Andreotti.

Un bel giorno tutta questa merda gli tornerà addosso, si spero.

Un gran giornalista, insomma. Prima o poi tutta questa ***** gli tornerà addosso.