Bertolaso: "Ho segnalato i comuni da commisariare, scoprendo in seguito che il 70% erano del centrodestra. Mi è stato detto che non era politicamente opportuno".
Passo da Fnac e acquisto Fallout: New Vegas, seguito di un capolavoro di cui già vi parlai. Anche in questo caso si tratta di avventure che accadono in uno scenario apocalittico, nella cosiddetta Zona Contaminata.
Vado al pieno inferiore, compro "La Peste", il libro di Tommaso Sodano su tutto quello che c'è dietro lo scandalo dei rifiuti in Campania.
E inizio a pensare che tra due anni acquisterò Fallout: Terzigno. La nuova Zona Contaminata.
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giovedì 28 ottobre 2010
giovedì 23 settembre 2010
Bertolaso ci illumina
«Non si capisce per quale ragione oggi ci sia a Napoli la spazzatura nelle strade, c’è qualcosa che non mi torna». Lo dice il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, intervenuto alla trasmissione «Radio anch’io» commentando la situazione che si va profilando in Campania. Stiamo assistendo, spiega, «a dei tentativi di smarcarsi, di passare il cerino a qualcun altro o di dire che qualcosa non è stata fatta bene quando ce ne siamo occupati noi». Tentativi che però non hanno ragione di esistere: «abbiamo fatto le discariche e sistemato il ciclo di raccolta della spazzatura - sottolinea - avviato la raccolta differenziata in maniera seria e realistica e abbiamo aperto l’impianto di Acerra, che a detta di tutti è il miglior termovalorizzatore che c’è in Italia». Dunque, conclude «non si capisce perchè oggi vi sia la spazzatura nelle strade».
mi cadono le braccia.
- le discariche si sono riempite. Capita.
- la differenziata è stata avviata ma s'è fermata all'avvio. colpa dei Comuni in questo caso. tra l'altro lo stesso Comune di Napoli non ha soldi per estendere le aree di azione per le zone (la maggior parte della città) dove ancora non c'è la differenziata, e anzi faticano a portarla avanti in quei pochi quartieri dove c'è.
- l'impianto di Acerra è talmente il migliore d'Italia che oltre a produrre polveri sottili in quantità industriale ha due linee su tre ferme.
mi cadono le braccia.
- le discariche si sono riempite. Capita.
- la differenziata è stata avviata ma s'è fermata all'avvio. colpa dei Comuni in questo caso. tra l'altro lo stesso Comune di Napoli non ha soldi per estendere le aree di azione per le zone (la maggior parte della città) dove ancora non c'è la differenziata, e anzi faticano a portarla avanti in quei pochi quartieri dove c'è.
- l'impianto di Acerra è talmente il migliore d'Italia che oltre a produrre polveri sottili in quantità industriale ha due linee su tre ferme.
lunedì 20 settembre 2010
2008? No, 2010
Ricorda qualcosa? A me sì. Oggi il Pdl Campania ha parlato di nuovo di "emergenza rifiuti". Ma come, Silvio non aveva risolto tutto? Eh no, è colpa della Iervolino. Indovinate per cosa si vota tra qualche mese...
venerdì 26 marzo 2010
Che è sta puzza?
Una testimonianza sulla situazione dei rifiuti in Campania tratta da L'Espresso. Utile.
Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera. Tra le 500 mila tonnellate di sacchetti putrescenti spuntano qua e là copertoni, bidoni arrugginiti, qualche tubo di ethernit. Milioni di buste puzzolenti, ammassate sui terreni sequestrati dallo Stato a Francesco 'Sandokan' Schiavone, formano gigantesche torri di monnezza, mentre sul terreno enormi pozze di acqua piovana si trasformano sotto l'occhio annoiato dei gabbiani in percolato tossico destinato a tracimare nei canaletti dei Regi Lagni. Acque che vengono utilizzate per irrigare i campi vicini, coltivati a cocomeri o ad agrumeti, e territorio di pascolo delle bufale; acque nere che alla fine del loro percorso scaricano i loro veleni direttamente in mare. Un panorama infernale: 'L'espresso' è riuscito a entrare all'interno della discarica di Santa Maria la Fossa, il buco dentro cui in piena emergenza-rifiuti sono state nascoste le schifezze di Napoli e dintorni. Un viaggio che permette di raccontare, anche attraverso foto e filmati esclusivi, cosa succede realmente nelle discariche volute da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso per risolvere lo scandalo che due anni fa ha messo in ginocchio la Campania e il suo capoluogo. Un'emergenza che, tra promesse e bugie, è in realtà ancora da risolvere.
Viaggio all'inferno. A presidiare Ferrandelle c'è l'Esercito, più otto guardie giurate della Gesa, una società di Casagiove. Fuori, c'è un via vai di camion che vanno e vengono dalla vicina discarica di San Tammaro. Dentro, c'è un quartiere costruito con i sacchetti, con cui sono state erette 17 strutture alte una trentina di metri. Molte non sono coperte dai teli speciali. Di fronte alla 'piattaforma delta' (la chiamano così), in una piazzola svuotata si è formata una 'piscina di percolato' lunga una ventina di metri. Sembra una di quelle regolamentari, ma qui non si azzarderebbe a nuotare nemmeno una rana. Appena dietro l'angolo si staglia una collinetta di detriti realizzata fuori dagli spazi allestiti, che 'galleggia', letteralmente, sopra un'immensa pozza d'acqua.
Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".
Inceneritori? No grazie. Dopo i giorni della vergogna, il 2010 doveva essere l'anno che sanciva definitivamente il ritorno alla normalità. Invece è iniziato nel peggiore dei modi. Prima la condanna all'Italia della Corte di Giustizia europea "per non aver creato una rete adeguata di smaltimento" e il blocco di 500 milioni di fondi comunitari, poi le immagini sui giornali del centro di Napoli nuovamente sommerso dai sacchetti. Se le foto sono simili a quelle scattate nel 2008, il lezzo è identico. È la puzza di monnezza bruciata, di sacchetti in decomposizione, è odore di affari e camorra, che come un avvoltoio non ha mai abbandonato uno dei suoi business preferiti: pure in questa fase - sospetta la Digos di Caserta che ha aperto un fascicolo - i boss dei Mallardo e delle famiglie di Casal di Principe hanno probabilmente continuato a guadagnare, piazzando imprese colluse nell'affare della raccolta. Di fatto, il miraggio evocato come un mantra da Berlusconi&Bertolaso si è dissolto al primo problema amministrativo. È bastata una protesta dei lavoratori del consorzio Napoli-Caserta per il mancato pagamento degli stipendi e il blocco dell'accesso a uno dei siti aperti negli ultimi 18 mesi per mettere in ginocchio l'intero sistema.
I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti. Il sottosegretario ha varato cinque nuove discariche per liberare subito le strade dai rifiuti, in attesa di dotare la regione degli inceneritori necessari e di una raccolta differenziata che riducesse al minino la quantità di spazzatura da bruciare. Ma l'unico termovalorizzatore funzionante è quello di Acerra che, tra continui stop and go, a fine febbraio ha finalmente terminato il collaudo e presto funzionerà a pieno regime. Sempre che il controllo delle emissioni nocive non determini altre fermate: le prove generali avevano generato più di un allarme, con il continuo sforamento dei limiti consentiti. Qualcuno si è pure divertito a manomettere le attrezzature da migliaia di euro che l'Arpac ha sistemato a ridosso del camino. Tanto da spingere l'Agenzia regionale per l'ambiente a lamentarsi, nero su bianco, con il nuovo gestore, la milanese A2A. Gli altri impianti vaticinati da Bertolaso non esistono: il progetto di Santa Maria La Fossa, adocchiato subito dai clan e finito nelle carte dei pm che hanno chiesto l'arresto di Cosentino, è bloccato. Per quello di Napoli c'è solo l'indicazione di massima dei suoli, mentre a Salerno la gara indetta dal sindaco Vincenzo De Luca, candidato governatore per il centrosinistra, è ferma tra ricorsi e controricorsi. Se tutto va bene, ci vorranno altri quattro anni, forse anche di più, prima di avere il secondo inceneritore utile. A quel punto, tutte le discariche aperte oggi in Campania saranno strapiene.
Miraggio differenziata. Con una raccolta differenziata ancora inchiodata al 22 per cento (ma Napoli sfiora il 18, Caserta non arriva nemmeno al 14), i cinque siti rischiano di reggere massimo due anni. L'invaso di Chiaiano è pieno per metà, quello Terzigno è quasi colmo. Ecco perché, malgrado il parere negativo della Conferenza di servizi, a poche centinaia di metri dalla ex Cava Sari sarà presto inaugurata Cava Vitello, con un invaso ancora più grande: oltre un milione di tonnellate di capacità. Con buona pace dei soldi (1,2 milioni di euro) che ogni anno il ministero dell'Ambiente versa nelle casse del Parco nazionale del Vesuvio per tutelare la biodiversità dell'area naturale. E dei cittadini di Boscoreale, comune limitrofo, raggiunti ogni giorno dalle zaffate dello sversatoio: esasperati, nelle scorse settimane hanno assediato per protesta il Municipio, e in occasione della visita elettorale del ministro Mara Carfagna hanno lanciato contro la sua auto un po' di spazzatura.
Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.
Debiti, consorzi e promozioni. Con l'addio di Bertolaso, le province della Campania hanno ereditato, oltre a tutti i poteri, anche problemi di una gestione folle durata 16 anni. È un serpente che si morde la coda: la gente non paga, i Comuni accumulano debiti verso la struttura commissariale (siamo oltre i 300 milioni di euro), i consorzi provinciali ereditano il buco e non pagano gli stipendi dei dipendenti. Non solo. I consorzi sono strutture ingolfate con personale spesso inutilizzato, che sprecano soldi a go-go. Il consorzio Napoli-Caserta (sulla cui gestione i pm stanno indagando da mesi) è, per esempio, gestito di fatto dal direttore generale Antonio Scialdone, uomo di fiducia di Nicola Ferraro, consigliere regionale uscente dell'Udeur coinvolto in numerose inchieste di camorra.
A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.
Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera. Tra le 500 mila tonnellate di sacchetti putrescenti spuntano qua e là copertoni, bidoni arrugginiti, qualche tubo di ethernit. Milioni di buste puzzolenti, ammassate sui terreni sequestrati dallo Stato a Francesco 'Sandokan' Schiavone, formano gigantesche torri di monnezza, mentre sul terreno enormi pozze di acqua piovana si trasformano sotto l'occhio annoiato dei gabbiani in percolato tossico destinato a tracimare nei canaletti dei Regi Lagni. Acque che vengono utilizzate per irrigare i campi vicini, coltivati a cocomeri o ad agrumeti, e territorio di pascolo delle bufale; acque nere che alla fine del loro percorso scaricano i loro veleni direttamente in mare. Un panorama infernale: 'L'espresso' è riuscito a entrare all'interno della discarica di Santa Maria la Fossa, il buco dentro cui in piena emergenza-rifiuti sono state nascoste le schifezze di Napoli e dintorni. Un viaggio che permette di raccontare, anche attraverso foto e filmati esclusivi, cosa succede realmente nelle discariche volute da Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso per risolvere lo scandalo che due anni fa ha messo in ginocchio la Campania e il suo capoluogo. Un'emergenza che, tra promesse e bugie, è in realtà ancora da risolvere.
Viaggio all'inferno. A presidiare Ferrandelle c'è l'Esercito, più otto guardie giurate della Gesa, una società di Casagiove. Fuori, c'è un via vai di camion che vanno e vengono dalla vicina discarica di San Tammaro. Dentro, c'è un quartiere costruito con i sacchetti, con cui sono state erette 17 strutture alte una trentina di metri. Molte non sono coperte dai teli speciali. Di fronte alla 'piattaforma delta' (la chiamano così), in una piazzola svuotata si è formata una 'piscina di percolato' lunga una ventina di metri. Sembra una di quelle regolamentari, ma qui non si azzarderebbe a nuotare nemmeno una rana. Appena dietro l'angolo si staglia una collinetta di detriti realizzata fuori dagli spazi allestiti, che 'galleggia', letteralmente, sopra un'immensa pozza d'acqua.
Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".
Inceneritori? No grazie. Dopo i giorni della vergogna, il 2010 doveva essere l'anno che sanciva definitivamente il ritorno alla normalità. Invece è iniziato nel peggiore dei modi. Prima la condanna all'Italia della Corte di Giustizia europea "per non aver creato una rete adeguata di smaltimento" e il blocco di 500 milioni di fondi comunitari, poi le immagini sui giornali del centro di Napoli nuovamente sommerso dai sacchetti. Se le foto sono simili a quelle scattate nel 2008, il lezzo è identico. È la puzza di monnezza bruciata, di sacchetti in decomposizione, è odore di affari e camorra, che come un avvoltoio non ha mai abbandonato uno dei suoi business preferiti: pure in questa fase - sospetta la Digos di Caserta che ha aperto un fascicolo - i boss dei Mallardo e delle famiglie di Casal di Principe hanno probabilmente continuato a guadagnare, piazzando imprese colluse nell'affare della raccolta. Di fatto, il miraggio evocato come un mantra da Berlusconi&Bertolaso si è dissolto al primo problema amministrativo. È bastata una protesta dei lavoratori del consorzio Napoli-Caserta per il mancato pagamento degli stipendi e il blocco dell'accesso a uno dei siti aperti negli ultimi 18 mesi per mettere in ginocchio l'intero sistema.
I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti. Il sottosegretario ha varato cinque nuove discariche per liberare subito le strade dai rifiuti, in attesa di dotare la regione degli inceneritori necessari e di una raccolta differenziata che riducesse al minino la quantità di spazzatura da bruciare. Ma l'unico termovalorizzatore funzionante è quello di Acerra che, tra continui stop and go, a fine febbraio ha finalmente terminato il collaudo e presto funzionerà a pieno regime. Sempre che il controllo delle emissioni nocive non determini altre fermate: le prove generali avevano generato più di un allarme, con il continuo sforamento dei limiti consentiti. Qualcuno si è pure divertito a manomettere le attrezzature da migliaia di euro che l'Arpac ha sistemato a ridosso del camino. Tanto da spingere l'Agenzia regionale per l'ambiente a lamentarsi, nero su bianco, con il nuovo gestore, la milanese A2A. Gli altri impianti vaticinati da Bertolaso non esistono: il progetto di Santa Maria La Fossa, adocchiato subito dai clan e finito nelle carte dei pm che hanno chiesto l'arresto di Cosentino, è bloccato. Per quello di Napoli c'è solo l'indicazione di massima dei suoli, mentre a Salerno la gara indetta dal sindaco Vincenzo De Luca, candidato governatore per il centrosinistra, è ferma tra ricorsi e controricorsi. Se tutto va bene, ci vorranno altri quattro anni, forse anche di più, prima di avere il secondo inceneritore utile. A quel punto, tutte le discariche aperte oggi in Campania saranno strapiene.
Miraggio differenziata. Con una raccolta differenziata ancora inchiodata al 22 per cento (ma Napoli sfiora il 18, Caserta non arriva nemmeno al 14), i cinque siti rischiano di reggere massimo due anni. L'invaso di Chiaiano è pieno per metà, quello Terzigno è quasi colmo. Ecco perché, malgrado il parere negativo della Conferenza di servizi, a poche centinaia di metri dalla ex Cava Sari sarà presto inaugurata Cava Vitello, con un invaso ancora più grande: oltre un milione di tonnellate di capacità. Con buona pace dei soldi (1,2 milioni di euro) che ogni anno il ministero dell'Ambiente versa nelle casse del Parco nazionale del Vesuvio per tutelare la biodiversità dell'area naturale. E dei cittadini di Boscoreale, comune limitrofo, raggiunti ogni giorno dalle zaffate dello sversatoio: esasperati, nelle scorse settimane hanno assediato per protesta il Municipio, e in occasione della visita elettorale del ministro Mara Carfagna hanno lanciato contro la sua auto un po' di spazzatura.
Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.
Debiti, consorzi e promozioni. Con l'addio di Bertolaso, le province della Campania hanno ereditato, oltre a tutti i poteri, anche problemi di una gestione folle durata 16 anni. È un serpente che si morde la coda: la gente non paga, i Comuni accumulano debiti verso la struttura commissariale (siamo oltre i 300 milioni di euro), i consorzi provinciali ereditano il buco e non pagano gli stipendi dei dipendenti. Non solo. I consorzi sono strutture ingolfate con personale spesso inutilizzato, che sprecano soldi a go-go. Il consorzio Napoli-Caserta (sulla cui gestione i pm stanno indagando da mesi) è, per esempio, gestito di fatto dal direttore generale Antonio Scialdone, uomo di fiducia di Nicola Ferraro, consigliere regionale uscente dell'Udeur coinvolto in numerose inchieste di camorra.
A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.
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venerdì 6 marzo 2009
M'è scappato il cesso
NAPOLI: METRO', INSTALLATI I WC ANTIFURTO Napoli, 6 mar. - (Adnkronos) - Speciali 'wc antifurto' sono stati installati nelle stazioni della linea 1 della metropolitana di Napoli. A riportare la notizia e' il 'Corriere del Mezzogiorno'. ''Finti idraulici rubavano i precedenti sanitari'', spiega l'amministratore delegato di Metronapoli. I nuovi servizi igienici, costati in tutto un milione di euro, sono autopulenti, monoblocco e fatti d'acciaio. I nuovi bagni sono inoltre a pagamento: per servirsene bisogna inserire 20 centesimi e attendere che la porta d'acciaio si apra. ''Abbiamo installato dei bagni d'acciaio monoblocco: se riescono a rubarli anche cosi', davvero non ho altre risorse per impedirlo'', dichiara con ironia l'ad di Metronapoli.
venerdì 5 dicembre 2008
2008: fuga da Pianura
Alle 21 devo stare a Pianura, mi avvio con un po' di anticipo sicuro di trovare qualcosa. E infatti...
Alla rotonda tra Fuorigrotta e Pianura la polizia ha bloccato il fusso delle macchine, mandandole verso Fuorigrotta. Chiediamo cosa sia successo e ci vien detto che c'è un blocco pochi metri più su e che non si può passare.
Una signora domanda come può fare per tornare a casa. Nulla, non c'è soluzione, per le auto è tutto chiuso, può passare - a proprio rischio e pericolo - solo qualche motorino.
"Se poi vi picchiano non ve la prendete con me", dice un poliziotto. Intorno gente inizia a chiedere l'invio dell'esercito per sbloccare la situazione.
Non mi perdo d'animo, trovo un posto per la macchina e vado a piedi. Mi avvio eroico (!) insieme a pensionate e lavoratori verso lo sbarramento. Tanta polizia, tanti carabinieri in assetto antisommossa. All'altezza della rotonda successiva, quella dell'ingresso al quartiere per intenderci, c'è il blocco: cassonetti rivoltati per strada per bloccarla, e circa 200 motorini con annessi guidatori dalle facce tutt'altro che raccomandabili. Prego che non ci sia una carica proprio in questo momento e passo. La rotonda è piena di spazzatura, il quartiere è vuoto, sembrano scene da Jena Plissken.
Recupero gli amici e ce ne andiamo proprio mentre c'è fermento tra i carabinieri.
Torno verso le 2.30, alla prima rotonda c'è ancora la polizia che però questa volta ti fa passare, devi solo fare una piccola parte di strada contromano. Il lato destro della carreggiata infatti è tuttora bloccato da cassonetti, ma il blocco è stato (momentaneamente?) rimosso. Non so se abbiano caricato, non mi sembra.
Riesco a entrare nel quartiere senza problemi, e quello che vedo è davvero da film apocalittico. Avrei pagato per avere una macchina fotografica. Ogni 150 metri circa c'era un cassonetto rovesciato con tutti i rifiuti sparsi per strada per creare miniblocchi. Le auto potevano passare lentamente attraverso un piccolo spicchio di strada lasciato scoperto. Cose incredibili, c'erano decine e decine di cassonetti rovesciati, alcuni dei quali in fiamme.
Alla rotonda tra Fuorigrotta e Pianura la polizia ha bloccato il fusso delle macchine, mandandole verso Fuorigrotta. Chiediamo cosa sia successo e ci vien detto che c'è un blocco pochi metri più su e che non si può passare.
Una signora domanda come può fare per tornare a casa. Nulla, non c'è soluzione, per le auto è tutto chiuso, può passare - a proprio rischio e pericolo - solo qualche motorino.
"Se poi vi picchiano non ve la prendete con me", dice un poliziotto. Intorno gente inizia a chiedere l'invio dell'esercito per sbloccare la situazione.
Non mi perdo d'animo, trovo un posto per la macchina e vado a piedi. Mi avvio eroico (!) insieme a pensionate e lavoratori verso lo sbarramento. Tanta polizia, tanti carabinieri in assetto antisommossa. All'altezza della rotonda successiva, quella dell'ingresso al quartiere per intenderci, c'è il blocco: cassonetti rivoltati per strada per bloccarla, e circa 200 motorini con annessi guidatori dalle facce tutt'altro che raccomandabili. Prego che non ci sia una carica proprio in questo momento e passo. La rotonda è piena di spazzatura, il quartiere è vuoto, sembrano scene da Jena Plissken.
Recupero gli amici e ce ne andiamo proprio mentre c'è fermento tra i carabinieri.
Torno verso le 2.30, alla prima rotonda c'è ancora la polizia che però questa volta ti fa passare, devi solo fare una piccola parte di strada contromano. Il lato destro della carreggiata infatti è tuttora bloccato da cassonetti, ma il blocco è stato (momentaneamente?) rimosso. Non so se abbiano caricato, non mi sembra.
Riesco a entrare nel quartiere senza problemi, e quello che vedo è davvero da film apocalittico. Avrei pagato per avere una macchina fotografica. Ogni 150 metri circa c'era un cassonetto rovesciato con tutti i rifiuti sparsi per strada per creare miniblocchi. Le auto potevano passare lentamente attraverso un piccolo spicchio di strada lasciato scoperto. Cose incredibili, c'erano decine e decine di cassonetti rovesciati, alcuni dei quali in fiamme.
mercoledì 8 ottobre 2008
Non fa più notizia
Ma la monnezza è tornata a invadere le strade della provincia di Napoli. In diverse strade di Melito, dove lavoro, la circolazione è rallentata perché la spazzatura ha invaso la carreggiata. Ma non fa più notizia, e se lo facesse, i media se ne fregherebbero, perché tanto "Berlusconi ha risolto il problema della monnezza a Napoli".
Sempre a proposito di monnezza, hanno arrestato trenta persone coinvolte nella rivolta di Pianura di gennaio. Tra queste, oltre a numerosi ultras, un assessore (del Pd) e un consigliere comunale (di An), che si scambiavano simpatiche informazioni sui movimenti della polizia, sulle strade da chiudere... cose di questo tipo. Sempre peggio.
Sempre a proposito di monnezza, hanno arrestato trenta persone coinvolte nella rivolta di Pianura di gennaio. Tra queste, oltre a numerosi ultras, un assessore (del Pd) e un consigliere comunale (di An), che si scambiavano simpatiche informazioni sui movimenti della polizia, sulle strade da chiudere... cose di questo tipo. Sempre peggio.
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mercoledì 16 luglio 2008
Meglio chiarire
Allora, ultimamente a Napoli con la monnezza si sta abbastanza bene. In provincia fino a una settimana fa si soffocava, ma in questa settimana non ho riscontrato problemi. Insomma, la situazione sembra essere migliorata, grazie all'apertura di due discariche nel beneventano e nell'avellinese. E infatti sembra che Berlusconi venerdì annuncerà la fine dell'emergenza rifiuti, probabilmente infilando nel discorso anche l'acquisto di Ronaldinho. Eccallà, la solita faccia da schiaffi. Quello che Berlusconi finge di non sapere, ma sa benissimo perché l'emergenza rifiuti va avanti da 15 anni, molti dei quali sotto il suo governo, è che periodi di quiete grazie al cielo ci sono sempre stati. Lo scorso anno a luglio stavamo soffocando sotto la monnezza, i Colli Aminei stavano per esplodere. Si sono aperte due discariche e tutto è filato liscio finché, a dicembre, le discariche si sono riempite e siamo tornati al solito punto. Ora, le due discariche sono state aperte ma presto si riempiranno di nuovo. Il piano per la raccolta differenziata? Io non lo vedo. Stanno ancora litigando su dove costruire i termovalorizzatori, figuriamoci quando inizieranno a costruirli. La discarica di Chiaiano non aprirà prima dell'autunno, con tutti i dubbi che ci sono sulla sua tenuta. Ma porca puttana, aspetta un attimo prima di dire che è tutto finito. E che cazzo!
mercoledì 9 luglio 2008
Delirio
La scelta di Agnano come sito dove costruire il termovalorizzatore è stata un errore? "Se volete il capro espiatorio, quello è il sindaco che ha delle spalle molto grosse". E' quanto risponde il primo cittadino di Napoli Rosa Russo Iervolino alla domanda se esiste un "colpevole" per la bocciatura della zona orientale della città. La Iervolino non si sente "ingannata" dal lavoro che hanno svolto i tecnici comunali: "Nessuno mi ha ingannata - ha commentato - né il sindaco è tanto sciocco da lasciarsi ingannare. Sono io che ho fatto la scelta e non i tecnici. Io non lo so come tira il vento su Agnano, ma non lo sanno neanche i nostri tecnici. E' evidente che a un certo punto noi non siamo in grado di andare a vedere il fumo fino a che altezza deve andare e come si redistribuisce. Che ne sanno i tecnici di quello che è il giro dei venti ad Agnano?". Per i tempi tecnici previsti, il sindaco ricorda che "il decreto è esperito. Io avrei potuto benissimo dire: 'Dottor Bertolaso, piangitela tu'. Siccome è a rischio di prendersi qualche altra bega, ma noi siamo persone responsabili che non vogliono che la città sia commissariata, allora con grande semplicità reciproca abbiamo deciso di lavorare insieme".
sabato 28 giugno 2008
Trash
La mia idea è che una vera svolta alla crisi rifiuti (oggi Bertolaso ha detto che la situazione è peggiore rispetto a un anno fa. complimenti!) si potrebbe avere con controlli a tappeto sugli esercizi commerciali. E' incredibile la quantità di cartoni depositati all'esterno dei cassonetti che dovrebbero contenere l'umido. Direte voi, ma questi dove li mettono sti cartoni se non hanno i contenitori? Eh, bella domanda. Iniziamo a riempire la città di cassonetti destinati SOLO alla carta (non quei bidoncini piccoli), proprio cassonetti. E se qualcuno non ricicla, ci mandiamo un paio di militari che lo prendono per la recchia e lo portano, cartoni (e recchia) in mano, al cassonetto più vicino.
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sabato 31 maggio 2008
L'utilità dei tecnici
Non ricordo esattamente il giorno, mi pare sia stato martedì. Comunque, i tecnici sono entrati nelle cave di Chiaiano per fare le analisi per la discarica. Per avere i risultati sono necessari 20 giorni. Ma ieri Berlusconi già ha affermato che la cava è idonea. Il bello di avere un premier onnisciente.
venerdì 16 maggio 2008
Sbando totale
La città continua a essere in preda alla crisi rifiuti, anche nelle zone di solito tenute pulite per cause "turistiche" ci sono cumuli giganteschi. Uno già si incazza, poi legge queste cose...
RIFIUTI:IERVOLINO,DE GENNARO E'COMMISSARIO,FACCIA SUO LAVORO
(ANSA) - NAPOLI, 16 MAG - "Quando mi nomineranno commissario all'emergenza rifiuti una soluzione la troverò: siccome un commissario c'é e si chiama De Gennaro, faccia il suo mestiere". Così il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, ha risposto ai giornalisti che le chiedevano se il Comune avesse fatto proposte per uscire dalla crisi nell'incontro di ieri a palazzo Chigi.
RIFIUTI:IERVOLINO,DE GENNARO E'COMMISSARIO,FACCIA SUO LAVORO
(ANSA) - NAPOLI, 16 MAG - "Quando mi nomineranno commissario all'emergenza rifiuti una soluzione la troverò: siccome un commissario c'é e si chiama De Gennaro, faccia il suo mestiere". Così il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, ha risposto ai giornalisti che le chiedevano se il Comune avesse fatto proposte per uscire dalla crisi nell'incontro di ieri a palazzo Chigi.
Steal this radio!
Lavoro a Melito, nella periferia di Napoli. Non è una zona bellissima, sto in una stradina tranquilla, una specie di parco. Così, potete immaginare la mia sorpresa quando, al termine di una dura giornata di lavoro, ho trovato un'ammaccatura sulla portiera della mia macchina, dal lato del marciapiede. Hanno provato a forzarla. Lancio un'imprecazione ma vedo che è tutto ok, a parte che non si apre, e vado tranquillo. Premessa: adoro la mia macchina. E' una 600 bianca, ce l'ho da un paio di anni, presa da un vecchietto che l'ha usata pochissimo. Per questa città è perfetta, non dà nell'occhio (almeno credevo), si infila dappertutto. Ci sono affezionatissimo. La sera, dopo aver giocato (e perso malamente) a Fuorigrotta, cioè a 30km da dove hanno provato ad aprirmela, noto con piacere che il problema dell'apertura della porta è stato risolto. Un bel buco nella portiera, quello che resta della serratura a terra. Si son presi lo scheletro dell'autoradio, mi hanno lasciato il giubbotto di emergenza (di Ikea).
Ora, non voglio dire... ma credo sia un record, per una 600 del '99, avere due tentativi di furto nella stessa giornata, uno a trenta chilometri dall'altro.
Ora, non voglio dire... ma credo sia un record, per una 600 del '99, avere due tentativi di furto nella stessa giornata, uno a trenta chilometri dall'altro.
martedì 6 maggio 2008
Ci risiamo
A gennaio era Pianura, oggi è Chiaiano. Le proteste iniziano a serpeggiare, ieri le prime avvisaglie di blocchi, oggi ci sono andati giù pesante. I manifestanti dicono no alla discarica voluta da De Gennaro e approvata dal governo uscente, in una delle pochissime zone verde di Napoli, e a soli due chilometri dalla zona degli ospedali. Vedremo come andrà a finire.
giovedì 21 febbraio 2008
Dalle viscere puzzolenti delle discariche campane, insieme con i rifiuti tossici, continuano a uscire sorprese. Come una lontana legge regionale che, dissepolta, fa retrodatare l'emergenza spazzatura al 1973: cioè 35 anni fa. E indovinate da cosa era stata motivata, quella legge? Dal colera e da una rivolta a Pianura. Prova provata che il nostro è un Paese più smemorato dello smemorato di Collegno. Quanto siano lunghi trentacinque anni è facile da dirsi. Ne bastarono ventuno a Gengis Khan per unificare le tribù mongole, trascinarle alla conquista dell’Asia, arrivare ai Balcani e fondare il più grande impero della storia. Ne bastarono ventisette a Wolfgang Amadeus Mozart, morto appunto trentacinquenne, per scrivere 22 opere liriche, 12 opere sacre, 17 sinfonie e un’altra infinità di concerti e sonate e duetti. Ne bastarono 32 a Pio IX per marcare il pontificato più lungo dopo San Pietro. Bene, in quel lontano 1973 in cui erano ancora vivi Julius Evola e Aldo Palazzeschi, Beppe Savoldi vinceva la classifica marcatori davanti a Paolino Pulici e a Sanremo trionfava Peppino Di Capri, Napoli venne colpita dal colera.
Era la fine di un agosto torrido. Il presidente del Consiglio Mariano Rumor declamava che i problemi del Mezzogiorno erano al primo posto nella sua agenda, le cozze morivano asfissiate negli allevamenti legali e in quelli abusivi, la città non aveva ancora smaltito la rabbia che a metà luglio, nell’incubo d’una crisi energetica, aveva scatenato addirittura una serrata dei panificatori seguita da medievali assalti ai forni. E quando furono segnalati i primi due morti dilagò il panico. Il 30 agosto i decessi erano già sette, i ricoverati negli ospedali oltre centocinquanta, gli americani cominciavano a vaccinare la gente con enormi siringoni. E mentre nel resto d’Italia gli anti-democristiani sorridevano del fatto che per l’Organizzazione mondiale della sanità l’epidemia era causata da un vibrione di tipo Ogawa (con immediato gioco di parole su quello che era allora il viceré doroteo: «’o Gava») in città e nei dintorni divampava la protesta con guerriglia nelle strade, incendi, attacchi alle farmacie.
Ed ecco infine arrivare le prime disposizioni igieniche: vietato vendere frutti di mare, vietato fare il bagno lungo tutto il litorale, vietato abbandonare l’immondizia per strada. I giornali, memori di quanto era accaduto nella storia, ripubblicavano le cronache della spaventosa epidemia di colera del 1884 (settemila morti) e di quella ancora più apocalittica del 1836/1837, quando le vittime erano state 18 mila. Il ministro della Sanità, Luigi Gui, arrivava sotto il Vesuvio dicendo di essere stato informato di quanto accadeva dalla radio e mentre il capo dello Stato Giovanni Leone faceva visita ai malati al «Cotugno», una folla di curiosi, come trent’anni dopo avrebbe ricostruito sul «Diario» Eugenio Lucrezi, assisteva dal lungomare «alla deriva di quintali di cozze senza padrone, sradicate dai tralicci da chissà chi, che fluttuavano libere su e giù per Mergellina e in balìa delle correnti» mentre i fotografi immortalavano gli allevamenti di frutti di mare dove aggallavano i topi morti.
Sul Mattino, riapparve anche un pezzo della combattiva lettera aperta che la grande Matilde Serao aveva indirizzato in quel 1884 al capo del governo Agostino Depretis: «La strada dei Mercanti, l’avete percorsa tutta? Sarà larga quattro metri, tanto che le carrozze non vi possono passare, ed è sinuosa, si torce come un budello; le case altissime la immergono durante le più belle giornate, in una luce scialba e smorta: nel mezzo della via il ruscello è nero, fetido, non si muove, impantanato, è fatto di liscivia e di saponata lurida, di acqua di maccheroni e di acqua di minestra, una miscela fetente che imputridisce. In questa strada dei Mercanti, che è una delle principali del quartiere Porto, v’è di tutto: botteghe oscure, dove si agitano delle ombre, a vendere di tutto, agenzie di pegni, banchi lotto; e ogni tanto un portoncino nero, ogni tanto un angiporto fangoso, ogni tanto un friggitore, da cui esce il fetore dell’olio cattivo, ogni tanto un salumaio, dalla cui bottega esce un puzzo di formaggio che fermenta e di lardo fradicio ».
E tutti a dire: ecco, anche oggi è come allora! Basta! Basta! Era questa l’aria che tirava, quando scoppiarono le rivolte di piazza contro le discariche, a partire da quella di Pianura dove la gente organizzò esattamente come oggi furenti blocchi stradali. E fu nella scia di questi moti che il Consiglio Regionale della Campania (nel quale sedeva sui banchi comunisti il giovane Antonio Bassolino) decise di votare una «dichiarazione di urgenza ». E di varare una legge, la numero 23 del 19 novembre 1973, che portava un titolo quasi incredibile, a rileggerlo oggi: «Finanziamenti regionali per la costruzione, ampliamento e completamento di impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani». E non si trattava solo, come ricorda Mario Simeone, già capo dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, di buoni propositi: per la sua attuazione venne previsto infatti uno stanziamento di 30 miliardi di lire, con i quali i comuni o loro consorzi avrebbero dovuto «costruire i necessari inceneritori nel quadro di un piano regionale di cinque anni di localizzazione razionale degli impianti». All’articolo 9, con minaccioso decisionismo, c’era scritto: «Qualora i Comuni o Consorzi non presentino i progetti esecutivi o non completino le opere nei termini stabiliti, provvede direttamente la Regione alla realizzazione degli impianti». All’opera! All’opera! Cinque anni dopo, al momento del bilancio, non era stata investita seriamente una sola lira. Da allora, mentre si accavallavano emergenze ad emergenze, si sono succeduti 5 presidenti della Repubblica, 9 legislature, 29 governi. E, come se quella legge non fosse mai stata fatta, si è sempre ricominciato da zero.
martedì 31 luglio 2007
Munnezza is burning
In questi giorni sono prolifico con i post, ma ci son cose interessanti.
RIFIUTI/CAMPANIA: PM DEPOSITANO 28 RICHIESTE RINVIO A GIUDIZIO (ASCA) - Napoli, 31 lug - Ventotto richieste di rinvio a giudizio per presunte irregolarita' nella gestione dello smaltimento dei rifiuti in Campania sono state formulate e depositate questa mattina dai pm napoletani Giuseppe Novello e Paolo Sirleo. Tra gli indagati, i vertici del Gruppo Impregilo gli ex responsabili delle societa' del gruppo che hanno operato in Campania fino al gennaio 2006 come gestori dello smaltimento, il presidente della giunta della Campania Antonio Bassolino, in qualita' di ex Commissario per l'emergenza rifiuti (incarico ricoperto fino all'aprile del 2004), gli ex sub commissari Raffaele Vanoli e Giulio Facchi. Le indagini dei pm partenopei sono partite nel 2003 su numerose denunce.
giovedì 5 luglio 2007
Napoli, si aggrava sempre di più l'emergenza rifiuti
Una grande serata a Napoli, per "festeggiare con il presidente Silvio Berlusconi la vittoria alle amministrative". Lo annunciano il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, il capogruppo alla Camera, Elio Vito, ed il coordinatore della Campania, Nicola Cosentino. "L'appuntamento - si legge in una nota - e' per giovedi' 12 luglio, in Piazza del Plebiscito, alla presenza di tutti i sindaci eletti. La scelta di Napoli e della Campania, dove Forza Italia ha segnato il primo successo alle amministrative dell'era Bassolino, non e' casuale. Vuole essere un segnale di attenzione verso una citta' in grande difficolta' per il malgoverno della sinistra e un riconoscimento - conclude la nota - ad una regione che ha contribuito in modo significativo al successo elettorale a livello nazionale di Forza Italia".
sabato 30 giugno 2007
Napoli, si aggrava l'emergenza rifiuti
Benedetto XVI sara' a Napoli il 21 ottobre. Lo ha annunciato lo stesso Pontefice dopo aver recitato la preghiera dell'Angelus, nel giorno della Festa dei Santi Pietro e Paolo. "In questa importante ricorrenza - ha detto - sono inoltre lieto di annunciare che, accogliendo l'invito dell'Arcivescovo, card. Crescenzio Sepe, domenica 21 ottobre prossimo mi rechero' in visita pastorale a Napoli".
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mercoledì 13 dicembre 2006
Ma che volete salvare...
il comune di napoli ha predisposto un piano per il traffico per il periodo natalizio, per far respirare la città sia da un punto di vista della viabilità che ecologico. ieri però i vigli che hanno transennato la ztl (zona a traffico limitato) di chiaia (uno di quei famosi "quartieri bene") si sono visti attaccati da un'orda di motociclisti e automobilisti inferociti, che hanno minacciato di forzare il blocco. saputo quanto stava avvenendo, l'assessorato ha autorizzato la rimozione delle transenne. ma se non si riesce neanche a rispettare una regola così elementare, davvero pensano che questa città potrà uscire fuori dal degrado nel quale versa?
martedì 14 novembre 2006
'A sceneggiataaaaaa
nel caso foste partiti per una vacanza su marte e foste tornati soltanto oggi, beh, sappiate che è morto mario merola. ma non ne ha parlato nessuno, eh! ora, non mi interessa minimamente fare un suo ritratto, giudicare o meno quanto da lui fatto in vita.
quello di cui vorrei parlare è di quanto avvenuto - sta avvenendo, nel momento in cui scrivo - oggi al suo funerale. scene allucinanti. gente che si aggrappa al carro e urla "maarioooo, maaaariooo", oje vita oje vita mia a palla, striscioni... insomma più che un funerale, una folla - e che folla... - scesa per strada. sembrava il funerale del papa, stesse modalità, ci manca solo gigi d'alessio che si affaccia dal balcone dandosi dell'umile pastore.
una piccola riflessione a parte va fatta sulle scene di dolore. la moglie di merola è svenuta, e se vedete i giornali già oggi ci sono foto che la vedono straziata. ora, per carità, nessuno mette in dubbio il dolore che la signora sta provando. assolutamente. ma a napoli sembra quasi che ci siano funerali in cui si fa a gare a chi soffre di più. si vedono queste scene con queste donne lanciare urla strazianti, gettarsi sulla bara.
non so, mi sembra ostentazione del dolore. mi sembra falso.
se al mio funerale (rallento un attimo la scrittura perchè la mia mano è irrimediabilmente attratta dalle parti basse) vedessi scene come queste mi incazzerei.
quello di cui vorrei parlare è di quanto avvenuto - sta avvenendo, nel momento in cui scrivo - oggi al suo funerale. scene allucinanti. gente che si aggrappa al carro e urla "maarioooo, maaaariooo", oje vita oje vita mia a palla, striscioni... insomma più che un funerale, una folla - e che folla... - scesa per strada. sembrava il funerale del papa, stesse modalità, ci manca solo gigi d'alessio che si affaccia dal balcone dandosi dell'umile pastore.
una piccola riflessione a parte va fatta sulle scene di dolore. la moglie di merola è svenuta, e se vedete i giornali già oggi ci sono foto che la vedono straziata. ora, per carità, nessuno mette in dubbio il dolore che la signora sta provando. assolutamente. ma a napoli sembra quasi che ci siano funerali in cui si fa a gare a chi soffre di più. si vedono queste scene con queste donne lanciare urla strazianti, gettarsi sulla bara.
non so, mi sembra ostentazione del dolore. mi sembra falso.
se al mio funerale (rallento un attimo la scrittura perchè la mia mano è irrimediabilmente attratta dalle parti basse) vedessi scene come queste mi incazzerei.
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