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domenica 10 ottobre 2010

Una serata per niente seria (fortunatamente)

I trasporti pubblici a Napoli, si sa, fanno abbastanza schifo. Se la metropolitana collinare, più nuova e moderna, viene chiamata "piccola Svizzera" per il semplice fatto che funziona, potete capire a che livello siamo. Aggiungiamo che se sei fortunatio acchiappi la fascia oraria che prevede la frequenza ogni 6 o 8 minuti. Altrimenti devi aspettare 10' e anche 12' o 15'. La sera si chiude attorno alle 23, e solo il sabato si riesce a fatica a toccare la mezzanotte.
Insomma, un disastro.
Dei pullman neanche parlo: fatiscenti, affollati, spesso soggetti a rotture e a salti di corse.
L'Anm però ha da poco introdotto i bus notturni per alcune tratte. Un'idea civile, ed essendo una pensata ottima, hanno avuto la geniale intuizione di non pubblicizzarla quasi per nulla.
E' nato così The Night Bus Late Show, un evento organizzato anche e soprattutto grazie al passaparola su internet, che ha coinvolto 14 band napoletane (per 7 tratte), che si sono esibite "clandestinamente" (che se si aspettava l'Anm stavamo freschi) sui bus per sensibilizzare ragazzi e istituzioni all'utilizzo delle linee. Insomma per pubblicizzarle un po'.

Un successone, nonostante tanti disagi. Se una mia amica sulla tratta dal Cardarelli al Parcheggio Brin non ha avuto alcun problema, al contrario ho letto di varie corse saltate o soppresse.
Noi ci siamo invece diretti a Piazzale Tecchio, dove era prevista anche l'esibizione di un gruppo (The Soundblast Overprong) dove suona mio fratello. Secondo i programmi, avrebbero dovuto prendere il bus delle 0.45, ma il pullman dove era prevista l'esibizione precedente ha tardato di mezz'ora, e così hanno dovuto aspettare l'esibizione dei JFK e la sua bella bionda, che hanno riempito l'autobus all'inverosimile.
Si aspetta, si aspetta, e il bus non torna. Intanto presso il Piazzale i vari gruppi in attesa degli autobus (alcuni dei quali non arriveranno mai) si esibiscono. E' una bella sensazione, gente che si diverte e che canta.

Finalmente torna l'N6. Gli autisti non sembrano felicissimi dell'iniziativa. Alcuni minacciano (traduco dal napoletano) di chiamare la polizia se i ragazzi salgono un'altra volta con gli strumenti.
Ci informiamo sul passaggio del prossimo bus. Non sanno, dicono. L'N6 si è (misteriosamente) rotto e bisogna pazientare. Intanto loro si vanno a prendere un caffè.
I ragazzi nel piazzale non demordono e continuano a suonare. Io inizio a pensare che in questa città certe cose non si possono fare, non c'è la voglia e la mentalità di fare qualcosa di nuovo e di diverso. Di fare sì che le cose funzionino.

Alle 2.30 arriva un nuovo N6. Lo show può continuare.
Ovviamente noi ci eravamo appena allontanati! Il resto è un furioso inseguimento al bus per poter finalmente salire e obliterare 'sto cazzo di biglietto.

martedì 5 ottobre 2010

La montagna (nera) va da Maometto

Pur rimanendo un buon lavoro, "Wilderness Heart" dei Black Mountain non raggiunge a mio avviso le alte vette del suo predecessore, "In the future". Al di là di quella immane schifezza di "Let Spirits Ride" (e dell'orrida copertina), il livello si mantiene discreto. Ma i momenti migliori arrivano in occasione delle canzoni più lente. Tra cui questa, che mi sta facendo impazzire.

giovedì 4 marzo 2010

Quando il nerdume si fa genio

La canzone non è niente di che (This Too Shall Pass degli Ok Go), ma il video è meraviglioso!

mercoledì 24 febbraio 2010

Still here dancin' with the GrooGrux King

Doverosa premessa: adoro la Dave Matthews Band, la ascolto da una dozzina d'anni e da allora ogni volta (quindi poche) che ha fatto capolino da queste parti, cerco di andarci. Mi persi il concerto di Lucca dello scorso anno, ma all'attivo ho lo show di Bruxelles e poi i primi timidi contatti di Dave con il nostro continente (Londra da solo e Milano con Tim Reynolds). Altra premessa: non amo i dischi nuovi. Il penultimo fa cagare, e non credo di stare esagerando. Il nuovo ha qualche bel momento, diciamo che sfiora la sufficienza, ma insomma, sono consapevole che il percorso che la band ha intrapreso non mi soddisfa a pieno, e pazienza. Ciò non toglie che dal vivo siano sempre uno spettacolo, con concerti che durano almeno due ore e mezza, grandi musicisti che fanno quel che sanno fare meglio, e lo fanno divertendosi.
Ora, dando un'occhiata alle scalette di questo tour europeo, prima del concerto di Roma avevo un po' di preoccupazioni: la pessima acustica del PalaLottomatica e l'abnorme quantità di canzoni nuove che stavano inserendo in scaletta.
Per quanto riguarda il primo punto sono riuscito a risolvere il tutto buttandomi in ultima fila, appoggiato alle transenne del mixer. Non ho potuto fare esperimenti con il gruppo di supporto perché quando sono arrivato quando gli Alberta Cross avevano già finito, e quindi mi sono fidato della (scarsa) esperienza concertistica. Ogni tanto spariva il violino, la voce a volte aveva un po' di riverbero, ma bene o male si era trovato un buon compromesso.
Compromesso che è invece venuto a mancare con i pezzi di nuovi, ma vabbè. Alla fine è il tour di promozione del disco, certo. Però parliamo di 8 canzoni (sulle 12 totali) del nuovo album. E considerando che non è che la band passi da queste parti ogni giorno, che puoi dire "vabbè, almeno quel classicone l'ho già sentito sei mesi fa". Detto questo, la cosa che mi ha lasciato perplesso sul momento è stata la disposizione della scaletta, anche se alla fine non è stato del tutto un male che sia stato così.
Mi spiego meglio: lì per lì non mi è piaciuta la scelta di iniziare il concerto con quattro pezzi nuovi, metterci una Warehouse in mezzo tanto per far vedere, e poi piazzarcene un altro del nuovo album e infine You Might Die Trying che invece è di quella ciofeca del disco precedente. Potrete immaginare il mio smarrimento, tanto che ho mandato uno sconfortato sms a Marcello.
Insomma, la prima oretta di concerto mi ha lasciato un po' così: Lying in the hands of God è uno dei pezzi che su disco mi piacciono meno e invece mi ha impressionato favorevolmente, anche se sinceramente come opener non ha una gran presa. Delle nuove bene Funny the way it is e Why I Am. Shake me like a monkey molto meglio su disco. Le altre da bruciare.
Dopodichè finalmente abbiamo iniziato a scaldarci, prima con la cover di The maker di Daniel Lanois e poi con Don't drink the water. Da lì via con una discreta serie di chicche (Crash into me, e vabbè, Crush, inaspettate Grey Street e Jimi Thing in chiusura, un'eccezionale Two Step a concludere invece il set "base").
Band in gran forma, ottimo Jeff Coffin che non avevo mai sentito dal vivo, bene Tim Reynolds che a quanto pare ha lasciato il "Nintendo set" a Milano.
Certo, se vado a vedere la scaletta di Bruxelles 2007 il confronto non regge, ma alla fine è valsa la pena. E allora torno al discorso di prima. Forse è stato un bene levarsi subito il dente dei pezzi nuovi, e uscire con le emozioni di un'intensissima due terzi di concerto.

martedì 23 febbraio 2010

Da G. a G.

Probabilmente non apprezzeresti né la canzone né il messaggio. Ma non me ne passa manco per il cazzo, questa è per te.

mercoledì 3 febbraio 2010

Morgan e l'indignazione

La notizia del giorno, chiaramente, è che Morgan fuma crack. I soliti reazionari, che probabilmente negli anni '70 ascoltavano Bobby Solo, ora berciano e si indignano all'inaspettata rivelazione: un musicista che si droga, e che novità è mai questa?

Oltre ad aver sotterrato numerose rockstar, la droga ha spesso avuto una componente fondamentale nel mondo della musica, ha ispirato grandi composizioni. A Morgan, che ha già tentato una poco fortunata marcia indietro alla premier (sono stato frainteso, quelle cose là...) va invece il suggerimento di cambiare pusher, che a giudicare dai suoi lavori la qualità è scarsa.

sabato 16 gennaio 2010

Zappatisti

Guardatelo. Vista quest'immagine, e magari ascoltando la sua musica, vi immaginereste mai che questo tizio che indossa mutande leopardate e calzini di indubbio gusto sia lo stesso uomo che negli anni della psichedelia rifugge ogni forma di droga, vuole tenere tutto sotto controllo a costo di perdere amici e colleghi, maniaco del lavoro, capace di far provare il proprio gruppo anche per quattro mesi di fila prima di andare in tour e alla perenne ricerca della perfezione? E invece è proprio lui.
Spesso la musica ti può dare un'idea sbagliata e superficiale della persona che c'è dietro. Puoi pensare a Zappa come uno straordinario talento, al quale piace farsi una canna di tanto in tanto. E invece lui odiava le droghe, appunto perché gli facevano perdere il controllo della situazione. Un controllo che lui voleva esercitare sempre, anche con i Mothers of Invention, che non erano un gruppo musicale. Erano il suo gruppo, che suonavano la sua musica.
Leggendo l'ottima biografia di Barry Miles (qui una piccola anteprima), che in vari punti smentisce anche quella che viene considerata come un'autobiografia ma che Zappa ha scritto con Occhiogrosso, viene fuori un ritratto completo di Zappa. Riduttivo chiamarlo musicista, era innanzitutto un compositore, il cui più ardente desiderio era vedere rappresentata la propria musica a livelli di perfezione. Per questo, molti dischi di Zappa non sono altro che collage e sovraincisioni maniacali di registrazioni fatte dal vivo. L'assolo di chitarra di Los Angeles era perfetto? Bene, mixiamolo con l'ottima prova vocale di New York. E via dicendo per tutte le tracce audio.
Così come uno, superficialmente, si aspetterebbe uno Zappa fricchettone, e invece il suo cinismo ("sono un reporter") lo portava a sparare a zero su tutto. Contro i pacifisti, contro gli omosessuali, contro Reagan e i repubblicani. Contro i comunisti, tanto che stava per essere nominato Ambasciatore della Cecoslovacchia. Contro l'Inghilterra. Praticava il sesso libero, ma era contro l'emancipazione femminile. Era un uomo, come dice la copertina "Absolutely free".
Forse era così, forse era libero di dire quel che voleva, di suonare la musica che voleva, di riempire i testi delle proprie canzoni di assurdità e volgarità assolutamente divertenti. Però, dal libro, sembra anche vedere un uomo schiavo di se stesso, del proprio lavoro, della sua eccezionale e prolifica vena creativa, della ricerca della perfezione (assolutamente legittima, per carità) e della voglia di tenere tutto sotto controllo. Lo stesso rapporto con i figli è emblematico: i ragazzi avevano il padre in casa (casa dalla quale sono passati tutti i grandi del rock) tutto il giorno ma non dovevano assolutamente disturbarlo, per nessuno motivo, perché lui era chiuso in studio. Tanto che alla fine, per avere un minimo rapporto, iniziarono a cantare con lui, a suonare la chitarra con lui.
Compositore geniale, musicista di talento, personaggio assolutamente interessante e pieno di sfaccettature.

Basta chiacchiere. Prima di tutto un Sandro Paternostro d'annata che intervista Frank. Questa l'ho messa più per Paternostro che per Zappa!


Frank a 22 anni che suona una bicicletta. E' quel tipo smilzo sulla sinistra.


E infine uno dei miei (e suoi) pezzi preferiti, Peaches En Regalia.

lunedì 1 settembre 2008

LeRoi


La brutta notizia m'è arrivata grazie a un sms di ndru mentre ero in vacanza. Metabolizzandolo, è stato un brutto colpo. La Dave Matthews Band è da anni uno dei miei ascolti fissi, ho passato l'adolescenza con (anche) la loro musica come sottofondo. Finalmente, un anno fa, ero riusciti a vederli live. Evito di scadere nel retorico, dico solo che se n'è andato un gran musicista e che mi dispiace un casino.

lunedì 17 dicembre 2007

Momenti di gloria

Art Garfunkel è stato creato appositamente per cantare il finale di Bridge Over Troubled Water.

giovedì 6 settembre 2007

Pavarotti


Spiace perchè quando ero piccolo vedevo sempre i Tre Tenori con i nonni. Ma la mia solidarietà va a chi dovrà portare la bara.

martedì 31 luglio 2007

Ben? Mica tanto


Sto disco fa cagare dalla copertina. Non che mi aspettassi molto, perchè del vecchio Ben è rimasto veramente poco. Ma siamo a livelli imbarazzanti. Probabilmente è un mio limite, continuo ad aspettarmi un qualcosa di quantomeno decente. Ma se per arrivare al primo pezzo che ti rimane in testa (grazie a un ritornello ripetuto fino all'ossessione) devi arrivare alla nona traccia non è che puoi farci molto. Da quel momento il disco cambia, Paris Sunrise sarebbe carina, durasse due minuti in meno, e Lifeline (il pezzo) è ruffiana ma salvabile. Peccato che poi i pezzi son finiti.
Eutanasia per Harper.

venerdì 8 giugno 2007

Old man, ma sempre Young


da qualche mese un album non mi rapiva completamente, ed eccolo qua. è significativo che quello che - almeno per me - è al momento il miglior album del 2007 sia alla fine una registrazione di uno show del 1971?
poche pippe, questo live è bellissimo e ci sono canzoni che non dimostrano di avere più di 30 anni. old man è di una bellezza struggente, helpless, down by the river, una fantastica don't let bring you down, the needle and the damage done e tante altre. sembra un greatest hits. capolavoro.

mercoledì 6 dicembre 2006

Geoff Farina

arrivo che il cantante dei TGA sta suonando una canzone piuttosto lenta. sembra quasi che sia uno che abbia trovato una chitarra e abbia deciso di cantare una canzone a chi c'era, e non è una cosa negativa. il velvet è un posto nato per serate con i dj, e lo è tuttora, tanto che guardando il cartellone con gli spettacoli mi chiedo cosa ci faccia farina lì in mezzo. il problema è che il locale è strutturato per le serate, con tante piccole sale, con i divanetti, con il bar. nella sala più grande, per modo di dire perchè comunque camera mia è più ampia, c'è un angolino (senza palco, senza niente) dove si suona. i TGA sono bravi, il cantante fa una cover di chet baker, e altri due pezzi: lui ricorda paurosamente jeff buckley sia come aspetto che come atteggiamenti. la voce è ovviamente inferiore ma buona. è accompagnato da un bassista che suona anche l'ukulele e un batterista che suona un rullante e una campana di mucca. concludono con un pezzo tirato ukulele, basso e batteria. molto bravi, farina in un angolo apprezza.
poi tocca a lui: il concerto dura un'oretta, lui si sforza di parlare in italiano e lo fa anche bene. le canzoni sono tutte basate su arpeggi, e qualcuna - non lo nascondo - è anche pesantina. suona da dio, la voce forse non è perfetta per questo genere. fa brani suoi, un paio di un suo progetto - the secret stars -. si crea comunque una bellissima atmosfera, con il pubblico in totale silenzio. lui apprezza e ce lo fa sapere. una bell'oretta di musica.

mercoledì 13 settembre 2006

Cat Power - The Greatest


sono in enorme ritardo ma vabbè. dunque, leggevo un po' in giro che questo non è considerato il miglior disco di cat power, all'anagrafe chan marshall. non saprei, purtroppo non ho questa grande conoscenza del passato di chan, a parte qualche pezzo sparso (prevalentemente di you are free, dove c'è anche eddie vedder). comunque, ho preso possesso (il come non vi interessa!) di questo disco poco prima di partire per l'olanda. cercavo qualcosa di nuovo da sentire in treno e allora l'ho caricato sull'ipod. napoli-milano in treno non è che sia uno spasso, specie se si rompe uno scambio poco prima della stazione di bologna. e allora sentiamo questo disco: si alternano ballatone al pianoforte a canzoni che indiscutibilmente ti mettono di buonumore (ehi, è il secondo disco di fila in cui parlo di buonumore! allora ho passato il periodo cupo e depressivo post-adolescenziale!), il terzetto living proof - empty shell - willie mi sembra il momento migliore del disco. insomma, niente di trascendentale, ma un buon ascolto. e scrivere questo post mi ha ricordato che devo sentire you are free.

venerdì 8 settembre 2006

Gomez - How We Operate


qualche anno fa (due?) il buon marcello mi passò un disco con una copertina molto carina, un carrello che giaceva sull'asfalto. lo ascoltai e mi trovai di fronte a dell'ottimo rock inglese. si trattava dei gomez, e quel pazzo di cello mi disse solo dopo che mi aveva iniziato a loro con una raccolta di b-side. ora, ci troviamo di fronte ad una nuova opera di quello che reputo un buon gruppo, al quale è però sempre mancato qualcosina per innalzarsi. e la prima metà di questo how we operate potrebbe far pensare al salto di qualità definitiva. tra le prime sei canzoni non ne trovo una brutta. il trucco è che nella seconda parte la qualità del disco purtroppo cala in maniera considerevole, anche se contiene la bellissima charley patton songs e le divertenti woman! man! e cry on demand. e allora torniamo al discorso di qualche riga fa: buon disco ma non un capolavoro, manca sempre quel qualcosa - quella continuità. ma è l'ideale per passare un po' di tempo in maniera spensierata in queste ultime giornate d'estate.

venerdì 21 luglio 2006

The Black Keys - Rubber Factory


mi ricordano un po' i gomez, saranno le chitarre o la voce del cantante, molto simili. chitarra e voce più batteria, due ragazzi nati a akron, nell'ohio (dove è nato lebron james, per i ferrati di basket). 13 pezzi rock che ti prendono, con "the lenghts" che spicca con quella slide guitar che ti spedisce direttamente nell'america delle praterie.

mercoledì 17 maggio 2006

Un tranquillo weeend di paura

eccomi qua, son tornato. cosa è successo in questi giorni? andiamo con ordine: giovedì sera partenza per milano con arrivo a milano il venerdì mattina. giornata tranquilla, in vista di un sabato movimentato.

mattinata al parco sempione con una piacevole quanto stancante partitina di basket sul cui esito glisso per ovvie ragioni. ma ho stoppato cello e quindi sono il vincitore morale. la sera invece serata ruocck al ritratti caffè con marcello e francesco protagonisti di una serata cover di dave matthews. è stato bello vedere un po' di amici in quella giornata.

si va via presto dal ritratti perchè la mattina dopo c'è l'aereo per londra da prendere presto. tutto tranquillo fino al check-in, quando mi accorgo con sommo terrore di aver lasciato la carta di identità nella stampante di luisa dopo aver fatto la fotocopia. risultato: volo bello che andato, per fortuna alla biglietteria abbiamo incontrato una gentilissima signorina che ci ha consigliato di attendere la fine del check-in per prendere un biglietto nuovo, come se in pratica avessimo perso l'aereo. con 60 euro di penale ovviamente. il rischio c'era: nel volo nuovo solo 4 posti erano liberi e in quell'ora potevano andar via. e qua la signorina si erge a protagonista: vedendoci terrorizzati e disposti a pagare al volo 200 euro per un biglietto nuovo, ogni 10 minuti blocca i posti come se stesse effettuando la prenotazione. dopo un'ora di attesa e di mal di pancia abbiamo i biglietti in mano, torniamo a casa a prendere la carta di identità e finalmente partiamo. l'arrivo è previsto alle 20.30 ora locale, solo che poi per arrivare da stansted alla città ci vuole un'altra ora e mezza, poi dobbiamo trovare l'albergo e così via... in pratica una giornata buttata grazie a una mia prodezza.

il lunedì sveglia di buon'ora. pronti via, albergo (mediocre, la mattina non c'era l'acqua calda) abbandonato e iniziamo il giro di londra. che grande città mamma mia. palazzi bellissimi, mezzi di trasporto tanto cari quanto efficienti, ma soprattutto un incontro di culture: l'ombelico del mondo.

giro della città fatto (memorabile puntata ad hyde park), si va all'hammersmith apollo per il concerto di dave matthews, l'evento che aveva stimolato la gita. dave non passa mai per l'europa, fa queste tre date - da solo - in inghilterra, quale occasione migliore per vederlo? consideriamo che suona da solo in un teatro di 700 posti e il quadro magico è completo. all'apollo siamo raggiunti da marcello e francesco più un nutrito gruppo di fan italiani. si entra.

concerto fantastico, dave è in gran forma e intrattiene le masse con aneddoti che danno l'idea di essere divertenti (capito poco!). ma la scaletta è da paura, la prima metà del concerto è qualcosa di fenomenale. in particolare il terzetto where are you going?/#41/stay or leave fa venire i brividi. due ore di concerto, per fortuna con solo due pezzi da quella schifezza recentemente partorita che è stand up. conclusione con la cover di all along the watchtower e teatro in delirio

gasati al massimo, decidiamo di aspettare dave all'uscita: coronare il concerto con una foto o una stretta di mano sarebbe il massimo. passa il tempo ma non esce, le guardie ci confermano che per andare via passa da lì, la temperatura scende, il gruppetto diminuisce. meglio così, siamo pochi, non viene mai in europa, non può non fare un saluto a una quindicina di irriducibili. dopo DUE ore (passati in compagnia di modelle e alcol... lui, non noi), lo vediamo avviarsi verso l'uscita. ma torna indietro. parlotta a telefono, noi attendiamo pazientemente all'esterno, le guardie ci fanno mettere dietro le transenne. a un certo punto passano tre macchine con i vetri oscurati, dopodichè il buio, sono scomparse persino le guardie. a questo punto io, marcello e un ragazzo austriaco proviamo ad entrare e chiedere informazioni. dave era in una di quelle macchine. un saluto poteva anche farlo, lo stronzo!

nel frattempo s'è fatta l'una e mezza, quindi prendiamo il bus che porta a victoria station, canticchiando e ballando e facendo i coglioni, ridendo di cose accadute nella giornata. da victoria all'aeroporto si ronfa, e anche una volta arrivati a luton. dopodichè il ritorno a milano e infine quello a casa.

magari metto qualche foto in questi giorni.

sabato 22 aprile 2006


verona+milano? stanno arrivando cazzo!
i bigliettiiiiiiiiiiiiiii

domenica 1 gennaio 2006

Tre anni fa


lo so, non è il modo più allegro per cominciare l'anno, ma mi manca da matti. grazie.










Fu proprio là nella corsia di un ospedale
che aprii gli occhi e vidi un letto accanto al mio,
il primo giorno si ha una sensazione spiacevole e volgare
e i piccoli disagi non fanno bene al cuore.

Ma la notte, la notte
aumenta lo spessore del dolore con le sue presenze,
la notte, il cuore è gonfio la notte
e i lamenti dei malati riempiono le stanze.

Ma stranamente il giorno dopo prima che arrivino i parenti
si fa un poco di ironia persino sui lamenti
e il letto accanto al mio con dentro un uomo grosso e un po’ volgare
diventa una presenza singolare.

"Gildo, come faccio, mi vergogno, dovrei andare..."
Gildo, il grosso Gildo mi insegna da sdraiato come devo fare
e intanto a pochi metri di distanza si fatica a respirare.

Sono le innocenti stonature di un salotto,
sono i piccoli fastidi, i gesti un po’ meschini
che fanno l’uomo veramente brutto.

Ma in ospedale dove la perdita è totale,
dove lo schifo che devi superare
è quello di aiutare un uomo a vomitare.

Dove non c’è più nessuna inibizione
dal vomito al sudore, alla defecazione
e allora salti il piano se lo sai saltare
e entri in un altro reparto dell’amore.

"Gildo io vorrei che all’insaputa delle suore..."
Gildo, il grosso Gildo mi passa di nascosto qualche cosa da mangiare
e intanto a pochi metri di distanza un uomo muore.

Si parla poco e piano per diverse ore
e a notte alta quell’ospite agghiacciante vien portato via,
riprende indisturbato e noncurante il ritmo della corsia.

I piccoli disagi, l’ho già detto non fanno bene al cuore
ma il senso della morte
è sempre stato troppo forte.

Gildo, non l'ho mai saputo immaginare,
chissà perché improvvisamente diventa elementare,
potrà sembrare irriverente ma qualche ora dopo
ridevamo tutti per niente.

Ma a scanso di fraintesi
non è il cinismo mestierante e fastidioso dei dottori
ma il senso della vita che ti spinge fuori.

"Gildo, mi dispiace, son guarito, devo andare..."
e Gildo che naturalmente mai più nella mia vita ci avrò il gusto di incontrare
nasconde, questa volta con vergogna, il suo dolore.

Il cielo azzurro e teso
e le mie gambe strane, senza peso
attraversavo il giardino tremante
come in un sogno riposante.

Gli occhi delle nuove madri luccicavano
e i grossi seni sotto le vestaglie biancheggiavano,
solitario avvertivo quel candore, quell’aria di purezza
e il cielo era azzurrino e c’era un po’ di brezza
e stranamente un senso d’amore che non so dire...