Ieri sera s'è visto qualcosa di più di una squadra di basket. Montegranaro non perdeva in casa da una vita, ed era seconda in classifica. Noi in trasferta fatichiamo. Il primo tempo è stato bruttino, loro hanno trovato punti con Jobey Thomas (eccezionale su un Monroe bravo a capire che era dannoso forzare) e con Minard. Noi ci siamo affidati a un Rocca dominante ed è stato bravo Flamini a fare 4 punti in un momento di difficoltà offensiva.
Il terzo quarto è stata una cavalcata: ci sono entrati i primi tiri da 3 (Blums, Jones, Thomas). Parziale di 34-17. Rocca ha continuato a umiliare Ford (in formissima fino a ieri, e a 20" dalla fine aveva segnato solo 3 punti), Flamini ha avuto momenti da Dea Kali per la quantità di palle sporcate e recuperate.
Io continuo a guardare dietro, ma molto più a cuor leggero. E una sbirciata davanti ogni tanto si può anche fare. Temo, però, la partita di sabato con Varese, ultima in classifica. Non vorrei che ci rilassassimo e che ci facessimo sorprendere in casa.
domenica 24 febbraio 2008
giovedì 21 febbraio 2008
Dalle viscere puzzolenti delle discariche campane, insieme con i rifiuti tossici, continuano a uscire sorprese. Come una lontana legge regionale che, dissepolta, fa retrodatare l'emergenza spazzatura al 1973: cioè 35 anni fa. E indovinate da cosa era stata motivata, quella legge? Dal colera e da una rivolta a Pianura. Prova provata che il nostro è un Paese più smemorato dello smemorato di Collegno. Quanto siano lunghi trentacinque anni è facile da dirsi. Ne bastarono ventuno a Gengis Khan per unificare le tribù mongole, trascinarle alla conquista dell’Asia, arrivare ai Balcani e fondare il più grande impero della storia. Ne bastarono ventisette a Wolfgang Amadeus Mozart, morto appunto trentacinquenne, per scrivere 22 opere liriche, 12 opere sacre, 17 sinfonie e un’altra infinità di concerti e sonate e duetti. Ne bastarono 32 a Pio IX per marcare il pontificato più lungo dopo San Pietro. Bene, in quel lontano 1973 in cui erano ancora vivi Julius Evola e Aldo Palazzeschi, Beppe Savoldi vinceva la classifica marcatori davanti a Paolino Pulici e a Sanremo trionfava Peppino Di Capri, Napoli venne colpita dal colera.
Era la fine di un agosto torrido. Il presidente del Consiglio Mariano Rumor declamava che i problemi del Mezzogiorno erano al primo posto nella sua agenda, le cozze morivano asfissiate negli allevamenti legali e in quelli abusivi, la città non aveva ancora smaltito la rabbia che a metà luglio, nell’incubo d’una crisi energetica, aveva scatenato addirittura una serrata dei panificatori seguita da medievali assalti ai forni. E quando furono segnalati i primi due morti dilagò il panico. Il 30 agosto i decessi erano già sette, i ricoverati negli ospedali oltre centocinquanta, gli americani cominciavano a vaccinare la gente con enormi siringoni. E mentre nel resto d’Italia gli anti-democristiani sorridevano del fatto che per l’Organizzazione mondiale della sanità l’epidemia era causata da un vibrione di tipo Ogawa (con immediato gioco di parole su quello che era allora il viceré doroteo: «’o Gava») in città e nei dintorni divampava la protesta con guerriglia nelle strade, incendi, attacchi alle farmacie.
Ed ecco infine arrivare le prime disposizioni igieniche: vietato vendere frutti di mare, vietato fare il bagno lungo tutto il litorale, vietato abbandonare l’immondizia per strada. I giornali, memori di quanto era accaduto nella storia, ripubblicavano le cronache della spaventosa epidemia di colera del 1884 (settemila morti) e di quella ancora più apocalittica del 1836/1837, quando le vittime erano state 18 mila. Il ministro della Sanità, Luigi Gui, arrivava sotto il Vesuvio dicendo di essere stato informato di quanto accadeva dalla radio e mentre il capo dello Stato Giovanni Leone faceva visita ai malati al «Cotugno», una folla di curiosi, come trent’anni dopo avrebbe ricostruito sul «Diario» Eugenio Lucrezi, assisteva dal lungomare «alla deriva di quintali di cozze senza padrone, sradicate dai tralicci da chissà chi, che fluttuavano libere su e giù per Mergellina e in balìa delle correnti» mentre i fotografi immortalavano gli allevamenti di frutti di mare dove aggallavano i topi morti.
Sul Mattino, riapparve anche un pezzo della combattiva lettera aperta che la grande Matilde Serao aveva indirizzato in quel 1884 al capo del governo Agostino Depretis: «La strada dei Mercanti, l’avete percorsa tutta? Sarà larga quattro metri, tanto che le carrozze non vi possono passare, ed è sinuosa, si torce come un budello; le case altissime la immergono durante le più belle giornate, in una luce scialba e smorta: nel mezzo della via il ruscello è nero, fetido, non si muove, impantanato, è fatto di liscivia e di saponata lurida, di acqua di maccheroni e di acqua di minestra, una miscela fetente che imputridisce. In questa strada dei Mercanti, che è una delle principali del quartiere Porto, v’è di tutto: botteghe oscure, dove si agitano delle ombre, a vendere di tutto, agenzie di pegni, banchi lotto; e ogni tanto un portoncino nero, ogni tanto un angiporto fangoso, ogni tanto un friggitore, da cui esce il fetore dell’olio cattivo, ogni tanto un salumaio, dalla cui bottega esce un puzzo di formaggio che fermenta e di lardo fradicio ».
E tutti a dire: ecco, anche oggi è come allora! Basta! Basta! Era questa l’aria che tirava, quando scoppiarono le rivolte di piazza contro le discariche, a partire da quella di Pianura dove la gente organizzò esattamente come oggi furenti blocchi stradali. E fu nella scia di questi moti che il Consiglio Regionale della Campania (nel quale sedeva sui banchi comunisti il giovane Antonio Bassolino) decise di votare una «dichiarazione di urgenza ». E di varare una legge, la numero 23 del 19 novembre 1973, che portava un titolo quasi incredibile, a rileggerlo oggi: «Finanziamenti regionali per la costruzione, ampliamento e completamento di impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani». E non si trattava solo, come ricorda Mario Simeone, già capo dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, di buoni propositi: per la sua attuazione venne previsto infatti uno stanziamento di 30 miliardi di lire, con i quali i comuni o loro consorzi avrebbero dovuto «costruire i necessari inceneritori nel quadro di un piano regionale di cinque anni di localizzazione razionale degli impianti». All’articolo 9, con minaccioso decisionismo, c’era scritto: «Qualora i Comuni o Consorzi non presentino i progetti esecutivi o non completino le opere nei termini stabiliti, provvede direttamente la Regione alla realizzazione degli impianti». All’opera! All’opera! Cinque anni dopo, al momento del bilancio, non era stata investita seriamente una sola lira. Da allora, mentre si accavallavano emergenze ad emergenze, si sono succeduti 5 presidenti della Repubblica, 9 legislature, 29 governi. E, come se quella legge non fosse mai stata fatta, si è sempre ricominciato da zero.
lunedì 18 febbraio 2008
La sfida nella sfida
Jumaine Jones e Alan Anderson si conoscono perchè hanno giocato assieme in Nba, a Charlotte. I due hanno dato vita a simpaticissimi siparietti nel corso del match. Tutto è iniziato quando JJ ha subito fallo su tiro da 3 e ha sbagliato i primi due liberi. Anderson è andato a sfotterlo, e Jones per dimostrargli di saperci fare ha segnato di tabellone. Cosa che ha provato, con successo, anche in altri momenti del match.
Sesta vittoria interna consecutiva, anche se le cose non s'erano messe benissimo nel primo quarto. Invece nel secondo quarto abbiamo ingranato, trovando bei canestri con Monroe e Jones. Il terzo quarto invece è stato da manuale del basket, segnavamo in ogni modo e abbiamo difeso alla grande, grazie a una prestazione maiuscola di Mike Bernard (3 stoppate). In curva ambiente caldo quando la squadra ha iniziato a ingranare. Ultimo periodo orribile, Bologna (bella la canotta) rosicchia qualcosa ma non ci impensierisce più di tanto. Dietro Scafati vince e quindi il margine è sempre di sei punti.
Post-partita tranquillo, se non fosse che al momento di pagare il conto viene il proprietario del pub a farci i complimenti per le birre che avevamo preso nel corso della serata e per l'ordine in cui le avevamo prese! Mio fratello con la colossale faccia tosta di chi ha appena bevuto un litro abbondante gli chiede se la nostra bravura non meriti uno sconto, e viene puntualmente accontentato.
Sesta vittoria interna consecutiva, anche se le cose non s'erano messe benissimo nel primo quarto. Invece nel secondo quarto abbiamo ingranato, trovando bei canestri con Monroe e Jones. Il terzo quarto invece è stato da manuale del basket, segnavamo in ogni modo e abbiamo difeso alla grande, grazie a una prestazione maiuscola di Mike Bernard (3 stoppate). In curva ambiente caldo quando la squadra ha iniziato a ingranare. Ultimo periodo orribile, Bologna (bella la canotta) rosicchia qualcosa ma non ci impensierisce più di tanto. Dietro Scafati vince e quindi il margine è sempre di sei punti.
Post-partita tranquillo, se non fosse che al momento di pagare il conto viene il proprietario del pub a farci i complimenti per le birre che avevamo preso nel corso della serata e per l'ordine in cui le avevamo prese! Mio fratello con la colossale faccia tosta di chi ha appena bevuto un litro abbondante gli chiede se la nostra bravura non meriti uno sconto, e viene puntualmente accontentato.
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sabato 16 febbraio 2008
Into the Wild
Visto, finalmente, ieri. Visto che adoro il viaggio e la natura in tutte le sue forme, non poteva non piacermi. Aggiungiamoci anche la colonna sonora di Vedder, che nel film si incastra perfettamente, e il quadro è completo.
Essendo io clamorosamente pigro, vi lascio ancora una volta il link alla recensione di ale, alla quale non mi sentirei di aggiungere molto, in particolare sulla seconda conclusione, quella del rapporto con i genitori. Non l'ho trovato, invece, troppo lungo. Altre considerazioni le evito per non sputtanare il finale a chi non l'avesse ancora visto.
Piccola nota a margine: visto in una saletta da 25 posti con una coppia dietro di me che ha vociato per tutto il film su quanto fosse assurda e poco verosimile la storia. Finisce il film, vedono che è una storia vera e dicono "ah però, figo!". Facendo un paradosso, forse converrebbe proibire la formula "tratto da una storia vera". Sapere che un racconto, una storia non sono realmente accadute ci impedisce di chiudere gli occhi e sognare. Godersi una storia senza troppe pippe mentali.
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martedì 5 febbraio 2008
Trasfertina senese
Un simpatico viaggetto, una bella domenica in compagnia. Appuntamento alle 8, viaggio tranquillo fino a Montepulciano. Purtroppo la segnalazione del ristorante non è dei migliori, il vino non è male, si mangia nella norma. Credo che in zona si possa ottenere molto di meglio pagando di meno. Per la cronaca, come antipasto un tagliere di salumi e formaggi. Poi ribollita e pici al ragù. Grigliata mista: bene il vitello, salsiccia molto aromatica, la tagliata è tostariella. Si chiude con cantucci col vin santo e una specie di chiacchiere (o frappe, che dir si voglia). Per gli interessati, il ristorante si chiama Fattoria Pulcino. Ripeto, non si mangia male ma forse era meglio un agriturismo...
Il palazzetto di Siena è pieno, non c'è un bel rapporto tra le due tifoserie ma come ben sapete a me frega solo della partita. Siena parte fortissimo, la differenza è evidente. Piano piano tutti i nostri giocatori hanno problemi di falli, e dalla tripla di Eze seguita dagli airball di Jumaine Jones (ben tenuto da Stonerook nei primi 20') si capisce che non è una gran serata. Thomas passa la sua partita immobile in angolo, chiama il cambio di marcatura anche nei blocchi appena accennati, dopodichè per infortunio (chissà quanto vero) si chiama il cambio. Al riposo non c'è storia, ma nel secondo tempo la situazione cambia. La squadra lotta, segniamo anche canestri con un po' di fortuna, in particolare con Blums e Jones. A -2'30" abbiamo anche la tripla del -5, ma Monroe sbaglia. Peccato, non gli avessimo regalato il primo tempo ce la saremmo giocata fino alla fine. Resta la netta superiorità della MontePaschi, che ha comunque dato l'impressione di poter accelerare quando voleva.
Il ritorno è un po' complicato, all'altezza di Roma c'è una sorta di uragano. A casa stanco ma felice.
Il palazzetto di Siena è pieno, non c'è un bel rapporto tra le due tifoserie ma come ben sapete a me frega solo della partita. Siena parte fortissimo, la differenza è evidente. Piano piano tutti i nostri giocatori hanno problemi di falli, e dalla tripla di Eze seguita dagli airball di Jumaine Jones (ben tenuto da Stonerook nei primi 20') si capisce che non è una gran serata. Thomas passa la sua partita immobile in angolo, chiama il cambio di marcatura anche nei blocchi appena accennati, dopodichè per infortunio (chissà quanto vero) si chiama il cambio. Al riposo non c'è storia, ma nel secondo tempo la situazione cambia. La squadra lotta, segniamo anche canestri con un po' di fortuna, in particolare con Blums e Jones. A -2'30" abbiamo anche la tripla del -5, ma Monroe sbaglia. Peccato, non gli avessimo regalato il primo tempo ce la saremmo giocata fino alla fine. Resta la netta superiorità della MontePaschi, che ha comunque dato l'impressione di poter accelerare quando voleva.
Il ritorno è un po' complicato, all'altezza di Roma c'è una sorta di uragano. A casa stanco ma felice.
giovedì 31 gennaio 2008
pVo
E così son giornalista professionista. Una sensazione strana, un risultato che coltivavo da tempo e alla fine ce l'ho fatta.
Partivo da 41,33, niente di stratosferico ma un voto che mi permetteva di stare tranquillo. Sono uno degli ultimi della mattinata, quindi passo il mio tempo a camminare nervosamente dopo una notte semi-insonne a causa dei chili di peli dei gatti di mio zio rimasti sul letto. Scambio due chiacchiere con un po' di ragazzi, c'è chi viene dal Veneto, chi dalla Sicilia, chi dall'Umbria. Iniziano gli esami e fuori dalla stanza di una delle commissioni si posiziona una ciucciuettola (civetta, per i non napoletani) che ha già fatto l'esame qualche anno prima e che commenta con sprezzo le domande alle quali i candidati non sanno rispondere, bollandole come facilissime. Grazie al cazzo, comodo dirle ora, senza tensione.
Un paio di bocciati, a quanto pare dovuti a scena muta totale. Tocca a me.
Partiamo dalla tesina (sul rapporto tra blog, informazione e politica), il relatore espone e io commento. Non mi sono mossi appunti nè positivi nè negativi. Poi attaccano con le domande: tutto ruota attorno al Presidente della Repubblica, modalità d'elezione, competenze, responsabilità, motivazioni della controfirma ministeriale. Poi inizio ad andare in difficoltà quando mi chiedono, vedendo per la testata per la quale lavoro, chi sia un parlamentare di Forza Italia eletto all'estero. E via di domande sugli eletti all'estero. Poi mi chiedono il trasformismo e infine chiudono con l'eveline, e grazie ancora al collega Adriano Albano per averci spiegato cos'è durante il corso.
Esco, mi sento svuotato, sensazioni che si alternano. In certe parti bene, in altre così così. Mi fanno rientrare, mi comunicano che l'ho passato. A quel punto ho scollegato le orecchie, ho preso il foglio, ho ringraziato e me ne son scappato.
Se qualche esaminando capitasse a leggere queste pagine e volesse informazioni chiedesse pure. Consiglio di leggere dal blog "Il bello del web" tutti i post relativi all'esame.
Partivo da 41,33, niente di stratosferico ma un voto che mi permetteva di stare tranquillo. Sono uno degli ultimi della mattinata, quindi passo il mio tempo a camminare nervosamente dopo una notte semi-insonne a causa dei chili di peli dei gatti di mio zio rimasti sul letto. Scambio due chiacchiere con un po' di ragazzi, c'è chi viene dal Veneto, chi dalla Sicilia, chi dall'Umbria. Iniziano gli esami e fuori dalla stanza di una delle commissioni si posiziona una ciucciuettola (civetta, per i non napoletani) che ha già fatto l'esame qualche anno prima e che commenta con sprezzo le domande alle quali i candidati non sanno rispondere, bollandole come facilissime. Grazie al cazzo, comodo dirle ora, senza tensione.
Un paio di bocciati, a quanto pare dovuti a scena muta totale. Tocca a me.
Partiamo dalla tesina (sul rapporto tra blog, informazione e politica), il relatore espone e io commento. Non mi sono mossi appunti nè positivi nè negativi. Poi attaccano con le domande: tutto ruota attorno al Presidente della Repubblica, modalità d'elezione, competenze, responsabilità, motivazioni della controfirma ministeriale. Poi inizio ad andare in difficoltà quando mi chiedono, vedendo per la testata per la quale lavoro, chi sia un parlamentare di Forza Italia eletto all'estero. E via di domande sugli eletti all'estero. Poi mi chiedono il trasformismo e infine chiudono con l'eveline, e grazie ancora al collega Adriano Albano per averci spiegato cos'è durante il corso.
Esco, mi sento svuotato, sensazioni che si alternano. In certe parti bene, in altre così così. Mi fanno rientrare, mi comunicano che l'ho passato. A quel punto ho scollegato le orecchie, ho preso il foglio, ho ringraziato e me ne son scappato.
Se qualche esaminando capitasse a leggere queste pagine e volesse informazioni chiedesse pure. Consiglio di leggere dal blog "Il bello del web" tutti i post relativi all'esame.
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lunedì 28 gennaio 2008
Asfalto fresco
Era da un po' che non si vinceva in maniera così netta e questo non può che far piacere. Palla a due e siamo già 10-0, con Monroe unico a referto. Teramo corre ma i suoi tiratori non sono in giornata, Poeta si sbatte ma gli manca qualcosina, Tucker ben contenuto, Powell sufficiente. Primo tempo davvero sontuoso.
Nella ripresa soffriamo di più, Teramo trova qualcosina da Yango (il suo tiro dalla linea di fondo dai 4 metri è davvero buono) ma noi riusciamo ad avere un buon contributo da tutti: Blums un po' appannato nel terzo quarto ma solido nell'affondo finale, Malaventura trova canestri difficili con il cronometro agli sgoccioli, Thomas prende rimbalzi da poster e offre cioccolatini ai compagni, Bernard concreto in difesa. Di Jones non ne parlo nemmeno perchè fa impressione: è raro trovare americani capaci di giocare in questo modo per la squadra, di far sembrare semplici cose complicatissime. In più a rimbalzo è una furia.
Altri due punti in cascina, ora possiamo andare a Siena senza troppi patimenti e proviamo a giocarcela. Probabile ci scappi anche la trasfertina mangereccia...
Nella ripresa soffriamo di più, Teramo trova qualcosina da Yango (il suo tiro dalla linea di fondo dai 4 metri è davvero buono) ma noi riusciamo ad avere un buon contributo da tutti: Blums un po' appannato nel terzo quarto ma solido nell'affondo finale, Malaventura trova canestri difficili con il cronometro agli sgoccioli, Thomas prende rimbalzi da poster e offre cioccolatini ai compagni, Bernard concreto in difesa. Di Jones non ne parlo nemmeno perchè fa impressione: è raro trovare americani capaci di giocare in questo modo per la squadra, di far sembrare semplici cose complicatissime. In più a rimbalzo è una furia.
Altri due punti in cascina, ora possiamo andare a Siena senza troppi patimenti e proviamo a giocarcela. Probabile ci scappi anche la trasfertina mangereccia...
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lunedì 21 gennaio 2008
Altri due in saccoccia
Se il momento più bello della giornata cestistica arriva da Cantù, dove la curva omaggia il Poz, suo rivale storico, a Napoli si vede la migliore partita della stagione. Repesa probabilmente sbaglia tattica, e decide di buttare Fucka e Lorbek sottocanestro a fare a sportellate con Rocca piuttosto che usare la loro atipicità per farli segnare da fuori. Il risultato è che ogni volta che lo sloveno va in post si trova Mason che lo spintona e lo costringe a tiri complicatissimi. Palazzetto pieno, Napoli conduce per buona parte della partita, nonostante alcune amnesie difensive su De La Fuente. Jones un po' in disparte, Monroe discontinuo. Chi esplode nella ripresa è Malaventura, che aveva iniziato maluccio ma poi inizia a segnare con continuità. Blums bene anche se necessità di un cambio, e infatti Roma a pochissimo dalla fine è avanti di 7. Nel finale grandissimo Thomas che trova canestri importanti, compreso un antisportivo, e rimbalzi "di voglia". L'overtime ci premia, altro ossigeno.
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lunedì 7 gennaio 2008
Lo sport più bello del mondo
Palazzetto che esplode, mi trovo ad abbracciare gente sconosciuta, non si capisce più un cazzo.
La partita... Milano l'ha buttata, anche se per lunghi tratti avevamo dato l'impressione di poterla vincere (anche +8 verso la fine del terzo quarto). Caja ha messo il quintetto piccolo che ci stava ammazzando, noi non ne buttavamo più dentro una. Due punti d'oro.
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domenica 30 dicembre 2007
Sabato con concertino
Uno dei dischi del 2007 che più mi ha colpito è quello degli italiani "Il teatro degli orrori", davvero un bel lavoro. Ho atteso a lungo la loro data napoletana, prevista per metà novembre, e quindi potete immaginare la mia delusione quando l'hanno cancellata. Ieri sera suonavano a Salerno, e così ho chiamato a raccolta un paio di amici e siamo partiti.
Inizio concerto previsto per le 22, ma siamo consci che la cosa andrà per le lunghe visto che ci sono anche altri gruppi in cartellone. Trovato a fatica un parcheggio, ci avviamo verso il locale, ci informiamo sulla situazione e inganniamo l'attesa con un kebab.
Entriamo per le 22.30, e da quel momento perdo la cognizione del tempo. So che ne passiamo parecchio su un divanetto (di plastica, ma a sorpresa comodo) mentre si succedono vari soundcheck. Aprono i Flappers, fanno tre pezzi ma noi il culo non lo muoviamo ancora.
Quando tocca a I Pennelli di Vermeer ci avviciniamo un po'. Una sorta di prog dei poveri, suonano una cover di De Andrè. Niente di che ma chiudono con un bel pezzo con un giro di basso molto trascinante.
Lo show de Il teatro degli orrori inizia con rumori demoniaci. Capovilla si avvicina al microfono lentamente, lo afferra e dà il via a "Vita mia". Purtroppo le prime 3/4 canzoni le sentiremo malissimo a causa della pessima scelta della posizione. Dove siamo sistemati, infatti, la chitarra non si sente. Inoltre la voce di Capovilla è pesantemente distorta, ma si capisce presto che è un trucco per mascherare numerose imperfezioni, visto che si trova in condizioni pietose. Va fuori tempo, urta il bassista, barcolla vistosamente e nel furore delle canzoni finisce più di una volta addosso al pubblico, che un po' se lo tira già, un po' lo rimanda sul palco. Più volte cerca di catechizzare il pubblico a non farsi male, e mi chiedo quanto di vero e quanto di ipocrita ci sia nelle sue parole.
Su Carroarmato Rock ci spostiamo in zona mixer e finalmente si sente la chitarra. Da lì il concerto si rivela comunque gradevole perchè il muro di suono è notevole. Alla fine, sulla bella "Maria Maddalena", scompare anche la distorsione dal microfono e le cose vanno meglio. Ma ciò non toglie che le buone impressioni del disco siano state mitigate dal concerto di ieri.
Usciamo dal locale, guardo l'orologio e si son fatte le 3.10. Alle 4.30 mi butto sul letto.
Inizio concerto previsto per le 22, ma siamo consci che la cosa andrà per le lunghe visto che ci sono anche altri gruppi in cartellone. Trovato a fatica un parcheggio, ci avviamo verso il locale, ci informiamo sulla situazione e inganniamo l'attesa con un kebab.
Entriamo per le 22.30, e da quel momento perdo la cognizione del tempo. So che ne passiamo parecchio su un divanetto (di plastica, ma a sorpresa comodo) mentre si succedono vari soundcheck. Aprono i Flappers, fanno tre pezzi ma noi il culo non lo muoviamo ancora.
Quando tocca a I Pennelli di Vermeer ci avviciniamo un po'. Una sorta di prog dei poveri, suonano una cover di De Andrè. Niente di che ma chiudono con un bel pezzo con un giro di basso molto trascinante.
Lo show de Il teatro degli orrori inizia con rumori demoniaci. Capovilla si avvicina al microfono lentamente, lo afferra e dà il via a "Vita mia". Purtroppo le prime 3/4 canzoni le sentiremo malissimo a causa della pessima scelta della posizione. Dove siamo sistemati, infatti, la chitarra non si sente. Inoltre la voce di Capovilla è pesantemente distorta, ma si capisce presto che è un trucco per mascherare numerose imperfezioni, visto che si trova in condizioni pietose. Va fuori tempo, urta il bassista, barcolla vistosamente e nel furore delle canzoni finisce più di una volta addosso al pubblico, che un po' se lo tira già, un po' lo rimanda sul palco. Più volte cerca di catechizzare il pubblico a non farsi male, e mi chiedo quanto di vero e quanto di ipocrita ci sia nelle sue parole.
Su Carroarmato Rock ci spostiamo in zona mixer e finalmente si sente la chitarra. Da lì il concerto si rivela comunque gradevole perchè il muro di suono è notevole. Alla fine, sulla bella "Maria Maddalena", scompare anche la distorsione dal microfono e le cose vanno meglio. Ma ciò non toglie che le buone impressioni del disco siano state mitigate dal concerto di ieri.
Usciamo dal locale, guardo l'orologio e si son fatte le 3.10. Alle 4.30 mi butto sul letto.
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